I segreti delle parole

I segreti delle parole

M’insegnasti i segreti delle parole
i geroglifici della prima infanzia
a contare i numeri della vita
in un lustro di ricordi irripetibili.
Rammento il mio essere introversa
ma la fonte della conoscenza
era ad un passo e non era avversa.
Virgulti d’alchimie infantili
appesi al tuo discernere alfabeti
sulla lavagna degli anni sessanta.
Per me eri punto di riferimento
t’accostavi materna nel consiglio
e quello sguardo compensava
quel tono roco che ti distingueva.
Mai uno stralcio di supponenza
o un rimprovero oltre la decenza
tempi che non ritorneranno
in quest’oggi triste e malpagato.
Ossimori che virano nel contrasto
tra la malinconia e l’appagamento.
Ah! Se potessi vedere cosa ne è stato
di quella bimba imbronciata
con il fiocco un po’ storto
e di quel sorriso celato dal timore.
Il mio rispetto ti giunga ovunque
ed una carezza ti avvolga nella penombra
di un cielo colorato da mille poesie.
M’insegnasti a costruire le fondamenta,
la vita insieme al dolore ha pensato al resto,
ma la prima pietra della scrittura
è e sarà sempre la tua, nascosta qui
tra i segreti delle mie parole.

Con l’infinito e struggente ricordo
Alla mia Maestra…

Patrizia Portoghese
Tutti i diritti riservati

Recensione alla mia poesia ‘L’ultimo viaggio’ di Cinzia Baldazzi

L'ultimo viaggio

L’ULTIMO VIAGGIO

Non saranno solo le foglie d’autunno
a raccontarci dell’ultimo viaggio
di un poeta volato oltre le soglie del cielo.

Un cielo striato di luce e commozione
quello bello, puro e semplice
nella descrizione di mesi in fiore.

Settembre dove ti sei addormentato
culla degli attimi che non torneranno
ma impressi nella memoria di chi ti ha amato.

Tutti i viandanti di questo percorso
muniti di parole e d’acqua ottobrina
faranno tesoro della tua testimonianza.

I poeti lasciano un segno indelebile
di quel che sono stati, sono e saranno
nell’immortale madrigale della vita
nel profumo di una nuova poesia.

Sarai, così come saremo, polvere d’argento
restituita su fogli alati al divino infinito.

(Al Poeta Raimondo Venturiello che tanto mi ha insegnato…)

Patrizia Portoghese alias Pattyrose
Tutti i diritti riservati

La tendenza più frequente della tua poesia, cara Patrizia, di innalzare il suono a livello tale da influire sul contenuto, in questa commemorazione lascia il posto alla precisione di un esprimersi oggettivo, robusto, contro la morte, lanciata a cancellare il dissolversi delle cose, rapida a proiettare una realtà spinta in basso fino all’estremo: “Non saranno solo le foglie d’autunno / a raccontarci dell’ultimo viaggio / di un poeta volato oltre le soglie del cielo” ma “un cielo striato di luce e commozione / quello bello, puro e semplice / nella descrizione di mesi in fiore”. Emerge la spinta evocativa della tua scrittura, potenziata dalla inclinazione a non localizzare – immobilizzandoli – i contenuti immaginativi sottoposti, a caricarli invece di attributi affettivi. Rassicuri chi piange la scomparsa del maestro, quando garantisci di non fallire nella certezza della sua sopravvivenza nel ricordo: a “settembre dove ti sei addormentato / culla degli attimi che non torneranno / ma impressi nella memoria di chi ti ha amato”. Infatti: “Tutti i viandanti di questo percorso/ muniti di parole e d’acqua ottobrina / faranno tesoro della tua testimonianza”.
Ma come, mi chiedo, se non c’è l’autore a renderne vive le parole? Dall’abisso dell’azzurro nel quale è ora nascosto e protetto, come nella poetica di Baudelaire forse si getterà fuori dall’ “ignoto” e ascolterà noi che parliamo con la sua voce, poiché “la Natura è un tempio dove colonne vive / lasciano a volte uscire confuse parole; l’uomo vi passa attraverso foreste di simboli che osservano con sguardi familiari”. Sono i nostri, Patrizia, poiché “i poeti lasciano un segno indelebile / di quel che sono stati, sono e saranno / nell’immortale madrigale della vita / nel profumo di una nuova poesia”. Ed ecco che, ancora nello spleen baudelairiano, “come echi lunghi che da lontano si fondono / in una tenebrosa e profonda unità / vasta quanto la notte e quanto la luce, / i profumi, i colori e i suoni si rispondono”. Dunque, concludi: “Sarai, così come saremo, polvere d’argento / restituita su fogli alati al divino infinito”.
Ma, purtroppo, il poeta che fu si trascina ora sulla corrente di un fiume, sulle cui sponde si dischiude uno spazio ampissimo, forse troppo ampio. La poesia l’ha disseminato di astri d’oro al suono di un canto misterioso, accompagnati da venti che soffiano forte da cime lontane, come a disturbarlo, con la voce roca del mare e con la paura che ognuna di noi ha dell’infinito. Ma la poetica del nostro scomparso, con potenza e coraggio, non vuole essere dimenticata: ed ecco, chissà come, i concetti tra reale e irreale incrociarsi e smentirsi a vicenda. Come se il protagonista confessasse, con le suggestioni di Baudelaire: “Là ho vissuto in calme / voluttà, nell’azzurro, circondato / dalle onde, da splendori e schiavi ignudi / che, in crisi di profumi, sventolando / le palme rinfrescava la mia fronte, / e a cui solo importava approfondire / il male chiuso dentro il mio languire”.
“Volato oltre le soglie del cielo”, nel suo ignoto ineffabile esistono però qualità sensibili, e la “descrizione di mesi in fiore”, lo spunto reale di questa immagine, rassicura definitivamente. Lo sentiamo, questa ennesima nuova rappresentazione non è frutto dell’atto di una fantasia utopistica o autarchica, ma è una nuova splendida immagine che conduce noi con voi al ricordo di una poesia, poesia essa stessa, dove risulterebbe superfluo commisurare i componimenti nutriti dal quotidiano e quelli invece che corrono solo su un binario in cui l’unica realtà esistente è la lingua dei versi. “C’è chi ti illumina con il suo ardore, / chi con il suo lutto, / o Natura, su te pone. / E ciò che dice all’uno: Sepoltura! / Dice all’altro: Splendore e vita”.

La giornalista e critico letterario Cinzia Baldazzi

L’odissea di Giulia

L'odissea di Giulia
(Dipinto di Pino Daeni)

Nell’afa d’agosto
ritrova pensieri che nel nulla erano finiti
sotto veli d’acciaio li aveva riposti,
di quegli anni maledetti nei quali s’erano infranti.
Vetri rotti
come lacrime antiche pietrificate sul viso
visibili solo a chi ne fu vittima inconsapevole,
si sciolgono nel torrido delle giornate.
Giornate di scelte
fatte al suono di un sole cocente
che penetra assurdo sotto la pelle e nella mente.
L’odissea di Giulia
una storia come tante
una vita come tante
una vittima come tante.
Scava con le mani nella sua anima ferita
tra le pieghe profanate d’un’infanzia perduta.
Nell’afa d’agosto
piange libera dal caleidoscopio della paura
abbraccia quella figlia che il destino le ha donato
sorride alle pareti fiorite di glicini
ascolta il battito appena nato.
Due mani toccano le sue
il fiato pian piano torna normale
gli occhi profumano della gioia più grande,
di viola il colore vira all’indaco ancestrale.
Perle nere nell’afa d’agosto
le iridi di Giulia ora hanno un colore nuovo.

Patrizia Portoghese
Tutti i diritti riservati
1 agosto 2015

DI BLU E DI LUNA (FotoPoesia)

Di Blu e di luna

Di blu e di luna
arpeggi intermittenti
tra note di sol e do minore,
influenza in un’onda maggiore.

Profili prospicienti
intreccio di sguardi
fra eclissi e alghe di mare
proseguono i cicli dell’amore.

Di poesia e di luna
fosforescenze antiche
diafane meretrici d’incanto
tra stralci d’armonie e assonanze.

Appese nella notte
storie fantastiche e intriganti
tra bocche incantatrici e giullari
di blu e di luna, per farci sognare.

Racconti di lune
senza enjambement
fra arpe e arcobaleni notturni
in un tango di disperata esultanza.

(Patrizia Portoghese 31 luglio 2015 Drt. Ris.)

Spighe di sole

A tutte le mie amiche… Con gratitudine

Avatar di Patrizia PortogheseSui sentieri dell'anima... di Patrizia Portoghese

Spighe di sole

Esserti amica senza parole

con l’emozione di scoprirsi tra i versi

come far capolino in un campo di grano.

Con le mani afferrare spighe di sole

affidarle al vento che le porterà lontano.

Narrare di favole e d’amore

nel sussurrarti silenzi di cielo mentre

muti noi coloriamo parole.

Tiepida e pura l’aria di primavera

spira quieta brezza di grecale

e non importa in che direzione.

Raccoglieremo i frutti dei fiori di ciliegio

stringendo tra le mani quel cesto

ricolmo di sogni e certezze

adagiandolo sul nostro spicchio di vita.

@Pattyrose
Tutti i diritti riservati

View original post

L’abito rosa

L'abito rosa

Cosa c’è nascosto sotto l’abito
cornice artefatta di quel rosa che sa d’antico
di proverbiale eleganza ma non di lungimiranza.

L’abito rosa attaccato al passato
quel passato difficile da disegnare
ancor oggi specchio di malevola condizione.

Aspetta il buio per ancorarsi al cuore
dove nell’angolo più remoto
possa piangere nel silenzio muto della luna.

Chi più di noi conosce il rumore
di quel raso attaccato alla pelle?
Dov’è la dignità mai mostrata?
Avverte il tocco di mani materne?

Ora seduta in quest’angolo
con le mani che accarezzano i fogli
sparsi e candidi tra foto fragili e lontane
si chiede quanto vale, l’averla amata fino a ieri.

L’abito rosa è volato via
trapassando uno specchio rotto dal non amore.
Cambia la vita, si colora di un’altra sfumatura d’indaco,
inventata, per non morire di nostalgia.

Patrizia Portoghese
Tutti i diritti riservati

ELENA

Domani si laurea la figlia della mia migliore amica, alla quale voglio un mondo di bene, a lei stasera va il mio pensiero…

ELENA

Già il tuo nome ti dipinge
sei intessuta d’intelligenza e bellezza
e scintilli tra le rose del mio cuore.

Sei la lacrima di gioia
che percorse un solco del mio viso
quando fra le braccia di tua madre ti vidi
ed un brivido di speranza si erse sulla mia pelle.

La linea della vita
ci ha unite a doppio filo
senza dire troppe parole e con il sorriso
strette nell’anima in un abbraccio infinito.

Splendente Elena
anche nel dolore masticato
nell’energia e nell’eleganza
come una gazzella ferita dal destino
hai pianto nella notte e sei risorta con il sole.

Sei la figlia dei sogni
navighi tranquilla in un cielo d’estate
e aspetti quel premio ghirlandato d’alloro
ed è con una rosa rossa che sfioro il tuo viso
per donarti il mio pensiero e il mio incoraggiamento.

Patrizia Portoghese
Tutti i diritti riservati

Elena

Una volta di più (Ai miei cinquantaquattro anni)

Una volta di più

Stasera ho guardato bene il profilo della luna
sembrava il mio, era ben disegnato con una ruga in più
follia del momento in quella coppa di gelato color crema.

Ho scalato per un attimo il cielo e ti ho dato un bacio
non sarà l’ultimo, c’è ancora tempo per giungere a te
definitivamente e con un mazzo di stelle in mano.

I giorni sono come caramelle che scarto con dovizia
per non rovinarne la forma e li assaporo con delicatezza
di seta e arancia il profumo resta impresso nella bocca.

Ho cinquantaquattro lune, ora, vissute e da ricordare
ognuna ha un colore o una sfumatura d’indaco nel cuore
un pizzico d’allegria e un po’ di dolore da dimenticare.

Una manciata di gioia e una fresia tra i capelli biondi
mani che sanno ancora coccolare e occhi che sanno guardare
fin dove è possibile e reale, toccare i sogni senza farsi male.

Il futuro è come una scala, un’incognita da salire
ma i pioli sono forti e resisteranno al peso dei forse e perché
e quando stasera nel tuo profilo mi sono specchiata
ho dato un senso a questo scorrere di cieli azzurri e notti
a questo precipitare di eventi e stelle per restare accanto a te.

La vita mi sorprende e mi avvicina alla luna una volta di più.

20 luglio 2015

Patrizia Portoghese
Tutti i diritti riservati

VIA D’AMELIO (A PAOLO BORSELLINO E ALLA SUA SCORTA)

vIA d'AMELIO

Lo scoppio di una bomba
mille vetri in frantumi
mille anime disperse.
Cenere che non si spegne
e non spegne il ricordo
di chi con coraggio affrontò,
la parola morte.
Scritta sui muri della vergogna
lavati dal pianto
delle madri
dei figli
dei mariti
dei padri.
Dal canto sconosciuto della gente
inginocchiata ai piedi del sacrificio.
Troppo presto
troppo tardi
e mille ancora i segreti
accovacciati nelle macchine bruciate.
Si solleva il brusìo
ma ancora troppo silenzioso
e cresce l’albero Borsellino
sotto un sole cocente
che urla la sua verità.
Inchini alla gente perduta
su una terra macchiata dalla mafia,
urgente risolvere la sfida
contro le atrocità e l’ignoranza.
Via D’Amelio
una delle tante vie
scritte a piombo e tritolo
impresse di sangue e speranza.

A Paolo Borsellino e alla sua scorta

Patrizia Portoghese
TUTTI I DIRITTI RISERVATI

Le lettere (dalla bozza del romanzo’La sorpresa’)

Continuerò a scriverlo anche se sarà penoso ricordare…

Avatar di Patrizia PortogheseSui sentieri dell'anima... di Patrizia Portoghese

La sorpresa

Non era più l’uomo che aveva amato. Era un lunedì, dopo una domenica da dimenticare. Una di quelle domeniche uguale alle altre, nessuna uscita, nessun divertimento. Lui si rifugiava nel suo studio, come gli altri giorni. Fuggiva dalle sue responsabilità, dai suoi fallimenti, dalle sue frustrazioni. Bastò un accenno alla discussione del giorno precedente a rinfocolare gli animi. Le si avvicinò con quello sguardo minaccioso e pieno d’ira. Le puntò il dito davanti agli occhi -‘Sei una donna finita!’- Le disse. Le vomitò addosso altri improperi. Non ce l’aveva solo con lei, ce l’aveva con il mondo intero. Dal suo ego erano spuntate appendici pungenti. Ascoltava solo se stesso e le sue ragioni. Ma quali ragioni? In balia dei suoi dolori che erano stati anche i suoi. Gli occhi le si velarono e caddero lacrime, le sentiva arrivare in bocca.
Leila aveva tentato di fargli capire che la situazione era…

View original post 479 altre parole

Le più belle frasi di Pattyrose

Tu sei unica

Se devi cambiare, fallo per te stesso e per migliorarti. Non per piacere ad altri… Sarebbe la cosa più errata. Tu sei unico.

(Pattyrose)

UNIVERSO DONNA (dalla prefazione)

Patrizia Portoghese

Dalla prefazione di Universo Donna
di Veruska Vertuani

Conobbi Patrizia nel 2011 e da subito mi colpirono gli occhi, prepotenti nella loro fisicità e nel contempo interdetti da cancellate di sofferenza.
Quando Patrizia mi ha coinvolta nella stesura della prefazione, la gioia si è mescolata ad un’ansia positiva, trovare nella sua poetica un fil rouge che mi tenesse per mano nel viaggio-scoperta della poetessa non si presentava compito facile; poi ho pensato all’epicentro della silloge… la donna, e allora è stata forte la convinzione di concentrarmi sulla tematica degli occhi, in generale specchio per l’anima, e, trattandosi di occhi femminili, ancor più alveo, fucina di universi.

Gli occhi delle donne sono un pozzo: misteriosi nella loro profondità, magari senza cielo, tranquilli o mossi da desideri. Patrizia ne attinge con movimenti garbati e ne fa versi sobri ed impalpabili, eppure presenti e consolatori, monete luccicanti e positive.

Danzami negli occhi/illumina il mio cuore/che già guarda oltre il davanzale.
Ecco, la positività, il fattor comune in questa silloge, è presente come un nucleo, quasi come una monade. Entità autosufficiente e quiescente nell’anima femminile, si sparpaglia come spora ed attende la scintilla di un contatto umano, che sia dell’amato piuttosto che dell’amica di infanzia, per deflagrare.
Che si tratti di personaggi noti o di donne comuni per Patrizia non fa differenza, curiosa con delicatezza negli scrigni del viso, certa che sempre troverà un ninnolo che lì è stato nascosto dalla timidezza, dall’incomprensione, dalla violenza.
Queste schegge cangianti vedono un appiglio nelle mani della poetessa e le eleggono portavoce di chiaroscuri e di speranza. Con la consapevolezza che donna non è solo un vanto/ma la forza prorompente d’un canto.

Veruska Vertuani