Daniela Carrasco

Daniela Carrasco è stata ritrovata domenica 20 ottobre senza vita impiccata ad un albero nelle vicinanze del arco “André Jarlan”, nel comune di Pedro Aguirre Cerda. Inizialmente, i medici avevano ipotizzato un suicidio, e dalla perizia, che ha accertato la morte per soffocamento. Non risulterebbero dal rapporto della polizia scientifica violenze né torture, almeno secondo le fonti ufficiali e le dichiarazioni del procuratore. Tra chi chiede giustizia per la donna che aveva preso parte alle manifestazioni cilene infatti sta prendendo piede un’altra ricostruzione. Daniela Carrasco sarebbe stata infatti vittima di terribili torture e ripetute violenze sessuali, per erigerla a esempio per tutte le donne che stanno scendendo in piazza nell’ultimo mese per protestare contro il governo cileno.
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Vulcania, un lungo viaggio

Vulcania, un lungo viaggio

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Immagino da anni quell’incontro
raccontatomi mille e mille volte.
Un viaggio d’altri tempi
tra una folla di gente ansiosa,
su quella banchina trepidante d’attesa.
La giornata è limpida poco il vento,
si da via al bastimento.
Il viaggio è lungo ci vorrà una settimana
attraversare l’oceano non è una passeggiata.
Il racconto del tuo primo viaggio
verso quella Terra… Terra Madre,
ai tuoi genitori il Natale ha dato.
Nata in America ma con l’Italia nel cuore,
proprio in quella traversata
a bordo del Vulcania destino volle
incontrasti l’amore.
Tra un continente e l’altro,
regalasti il tuo cuore.
Capelli neri corti arricciati
viso di madreperla-
Così l’ho incorniciato,
poteva non far innamorare?
Lui uomo d’altri tempi
rubacuori ogni modo
fare elegante… Occhi di ghiaccio.
L’hai impigliato alla tua rete
guardando il mare.
Storia d’amore lì iniziata e mai finita,
quante volte quell’oceano,
tra burrasche e bonacce
hai solcato ancora!
Cosa straordinaria
stai ancora viaggiando con lui…
Su una nave fatata tra le stelle-
Mano nella mano contempli il mare del firmamento.
Il mio cuore è gonfio di nostalgia,
mi mancano i tuoi racconti
la tua spalla…
Su cui appoggiarmi.

A Lucy & Ray

©Patrizia Portoghese

Il rosa di Penelope

Tra pochi giorni… La giornata internazionale contro la violenza sulle donne

Sui sentieri dell'anima... di Scrivere per Amore

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Penelope aveva gli occhi grandi

le ciglia ricamate d’azzurro

e la bocca rosa e carnosa.

Camminava ai bordi della via

con i lampioni a far da cornice

e le scarpe rosse consumate.

Al collo quel foulard a fiori

e la borsa di cuoio a ricordare

del ’70 le lotte e le conquiste.

Penelope aveva tanti sogni

nelle tasche allegre di ragazza

camminava ai bordi della via.

Un giorno le si schiuse il grembo

il calcio ben assestato e…

Le lacrime non rosse, ma rosa

le scesero, non un lamento.

Penelope delle mille battaglie

vittima del suo carnefice,

tra i seni un rivolo d’agata.

Il rosa di Penelope urla

negli occhi semichiusi

nella sua bellezza soffocata.

Vola nell’aria e si libra in alto

dove chiarezza e libertà

non nella carne ma nel canto,

si fanno amore per Le Altre.

Penelope e le sue lacrime rosa,

in cammino, con un fiore tra…

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Cuore di vento

Pensare positivo per andare avanti…

Sui sentieri dell'anima... di Scrivere per Amore

Cuore di vento

Orizzonti e vita nuova
trovati immersi, in un oceano di lacrime
proprio sotto gli ultimi granelli di sabbia.

Tra le fiamme azzurre
di crepuscoli e solitudini non cercati.

Gira la ruota della vita
converge in un fulcro nuovo
vestito di un magnetico indaco.

Pieni questi orizzonti!
Piena questa vita nuova!

Soccombe il resto
che in nero uccise la mia essenza
nata di creatività e di sogni .

Un cuore di vento bussa alla mia porta
e l’orchestra sommerge e innalza la parola.

Sorrisi in quest’onda di gioia
tingono le perle d’amaranto e tutto…
Tutto diventa orizzonte e vita nuova.

@Patrizia Portoghese in arte Pattyrose
Tutti i diritti riservati

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Palindromi di blu

Sui sentieri dell'anima... di Scrivere per Amore

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Palindromi di blu

inesistenti percezioni d’assoluto

e letture involute su piatti d’argento.

La ricerca delle mani

e di quella bocca capace d’amare,

di solo amare anche prima di nascere.

Hai dormito con me

attaccato ad un lembo di sogno,

né la separazione ti colorò di collera.

Palindromi di blu

nei ricordi senza rimpianti

e quell’utopia di confini mai più superati.

La mia vita imprescindibile 

con la voglia di svegliarsi appagata,

e di proseguire indenne il resto del percorso.

In un verso o nell’altro mi giungerà l’eco

di un amore passato trafitto dall’assenza.

©Patrizia Portoghese

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Io sono l’altro (Niccolò Fabi)

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Tra i cantautori italiani che stimo di più.

 

Niccolò Fabi nasce a Roma il 16 maggio 1968. Cresce in un ambiente orientato alla musica grazie alla professione del padre, Claudio Fabi, produttore discografico molto attivo negli anni ’70. A diciotto anni ha modo di lavorare come assistente al palco, nel tour del 1986 di Alberto Fortis. Negli anni che seguono si dedica alla musica suonata, come batterista dei “Fall out”, una cover band che propone solo pezzi di Sting e “The Police”. Nel frattempo studia all’università dove si laurea a pieni voti in Filologia romanza.

Gli anni ’90

In campo musicale muove i suoi primi passi all’interno del fervido ambiente dell’inizio degli anni Novanta, insieme a tanti musicisti romani; tra questi vi sono Daniele SilvestriMax Gazzè, Federico Zampaglione, Riccardo Sinigallia. Grazie a quest’ultimo Niccolò Fabi entra in contatto con la casa discografica Virgin, che gli propone un contratto.

Nel 1996 debutta nel mondo discografico con il singolo “Dica”, che gli apre le porte verso il Festival di Sanremo. L’anno seguente con il brano “Capelli”, vince il Premio della Critica nelle Nuove Proposte al Festival di SanRemo 1997. Dello stesso anno è il disco d’esordio, che si intitola “Il giardiniere”. Un anno più tardi presenta, sempre a SanRemo il brano “Lasciarsi un giorno a Roma”, che farà parte del secondo album, “Niccolò Fabi”, all’interno del quale si trovano anche “Vento d’estate”, in coppia con Max Gazzè e “Immobile” assieme a Frankie HI-NRG.

Niccolò Fabi negli anni 2000

Il terzo lavoro, “Sereno ad Ovest” (2000), sostenuto dal singolo “Se fossi Marco”, precede una raccolta dei suoi pezzi più celebri, cantati in lingua spagnola per il mercato estero. “La cura del tempo” è il disco che esce nel 2003: fra gli ospiti vi sono Fiorella Mannoia, che canta in “Offeso” e Stefano Di Battista ne “Il negozio d’antiquariato”. In questo lavoro la ricerca musicale di Fabi si fa sempre più raffinata: si assiste all’inizio di un graduale di distacco dalle melodie più pop.

Il 2006 è l’anno di “Novo Mesto”, disco registrato nella omonima cittadina Slovena, che contiene brani come “Oriente” e “Costruire”. Quest’ultimo diverrà negli anni uno dei suoi brani più amati.

Sempre nello stesso periodo, a distanza da dieci anni dal suo debutto arriva la prima raccolta: è intitolata “Dischi volanti 1996-2006” e contiene l’inedito “Milioni di giorni”.

Nell’anno successivo, il 2007, realizza il documentario “Live in Sudan”, che racconta del suo viaggio e di un concerto di beneficenza effettuato nel paese africano. Nello stesso anno Niccolò Fabi è ideatore e produttore del progetto Violenza 124, insieme a Mokadelic, Olivia Salvadori & Sandro Mussida, Boosta, Roberto Angelini, il GnuQuartet e la Artale Afro Percussion Band.

La collaborazione con i Mokadelic sfocia nella scrittura e nella realizzazione della colonna sonora del film di Gabriele Salvatores “Come dio comanda”, tratto dall’omonimo libro di Niccolò Ammaniti. È il preludio a un nuovo disco: “Solo un uomo” viene pubblicato nel mese di maggio del 2009. Sempre in questo anno realizza con l’ong Medici con l’Africa CUAMM il documentario, Parole che fanno bene, sulla loro attività sanitaria in Uganda.

Gli anni 2010

Il 30 agosto 2010, insieme alla compagna Shirin Amini, organizza al Casale sul Treja, a Mazzano Romano, Parole di Lulù, la festa di compleanno per la figlia Olivia, scomparsa il 3 luglio precedente a seguito di una forma acuta di meningite, a soli 22 mesi. La giornata, inizialmente pensata per un piccolo gruppo di amici, col passare delle settimane diviene un grande concerto a cui prendono parte oltre cinquanta musicisti e circa ventimila persone.

Durante le dodici ore del concerto, attraverso offerte libere e l’acquisto di magliette, vengono raccolti i fondi a favore di Medici con l’Africa CUAMM.

A novembre 2010 viene pubblicato il singolo “Parole parole”: il brano è cantato da Niccolò Fabi con Mina. I proventi dalla vendita della canzone sono ugualmente devoluti in beneficenza.

Aprile, Maggio e Giugno 2011 sono i mesi del SoloTour, un’esperienza nuova che porta Niccolò nei teatri di tutta Italia con uno spettacolo durante il quale, per la prima volta nella sua carriera, è unico interprete ed esecutore.

Nello stesso periodo collabora con l’amico Daniele Silvestri al brano “Sornione” contenuto nel disco “S.C.OT.C.H.”. L’anno si chiude con una nuova collaborazione cinematografica, scrive infatti con I Mokadelic “Il Silenzio”, brano originale inserito all’interno della colonna sonora di “Pulce non c’è”, opera prima del regista Giuseppe Bonito, tratta dall’omonimo libro di Gaia Rayneri.

Il settimo disco di Fabi si intitola “Ecco” e viene pubblicato nel mese di ottobre del 2012. L’anno successivo l’artista romano è impegnato in un lungo tour che fa registrare il tutto esaurito in tutti i migliori teatri Italiani: il 2013 si conclude con l’assegnazione della Targa Tenco come miglior disco in assoluto e con il Capodanno Romano presso il Circo Massimo della sua città.

Nel 2014 inizia la collaborazione con gli amici Daniele Silvstri e Max Gazzè per il progetto Fabi Silvestri Gazzè che lo vede pubblicare il disco “Il Padrone della Festa” e successivi Live.

 

Io sono l’altro
Sono quello che spaventa
Sono quello che ti dorme
Nella stanza accanto
Io sono l’altro
Puoi trovarmi nello specchio
La tua immagine riflessa
Il contrario di te stesso
Io sono l’altro
Sono l’ombra del tuo corpo
Sono l’ombra del tuo mondo
Quello che fa il lavoro sporco
Al tuo posto
Sono quello che ti anticipa al parcheggio
E ti ritarda la partenza
Il marito della donna di cui ti sei innamorato
Sono quello che hanno assunto quando ti hanno licenziato
Quello che dorme sui cartoni alla stazione
Sono il nero sul barcone
Sono quello che ti sembra più sereno
Perché è nato fortunato
O solo perché ha vent’anni in meno
Quelli che vedi sono solo i miei vestiti
Adesso facci un giro e poi mi dici
E poi
Io sono il velo
Che copre il viso delle donne
Ogni scelta o posizione
Che non si comprende
Io sono l’altro
Quello che il tuo stesso mare
Lo vede dalla riva opposta
Io sono tuo fratello
Quello bello
Sono il chirurgo che ti opera domani
Quello che guida mentre dormi
Quello che urla come un pazzo e ti sta seduto accanto
Il donatore che aspettavi per il tuo trapianto
Sono il padre del bambino handicappato
Che sta in classe con tuo figlio
Il direttore della banca dove hai domandato un fido
Quello che è stato condannato
Il presidente del consiglio
Quelli che vedi sono solo i miei vestiti
Adesso vacci a fare un giro e poi mi dici
E poi mi dici
Mi dici
E poi mi dici
Mi dici
E poi mi dici
E poi mi dici
Mi dici

La Poesia Cantata… 💓

(Niccolò Fabi)

Al sorgere del sole

Sui sentieri dell'anima... di Scrivere per Amore

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Al sorgere del sole
una nuova giornata
c’attende d’esser amata.

Nonostante il peso
che grava l’esistenza
resiste più che mai la speranza.

Di trovare quel conforto
che ognuno cerca non invano
e si procede lenti nel percorso.

-Sussurando piano-

E la luce appena s’intravede
alla fine della strada trovata,
tra rivoli di lacrime
e sorrisi infiniti
che allarga i cuori.

Anche quelli più induriti.

E’ tempo nel futuro
d’abbattere l’incongruenza
tra i fatti e le parole
e appianare la divergenza.

Forse come sempre
sogno un mondo migliore
non invento un’illusione.

Nel frattempo osservo ancora
il sorgere del sole.

@Patrizia Portoghese
Seinovembreduemiladieci

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La lettera delle Donne Curde

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“Come donne siamo determinate a combattere fino a quando non otterremo la vittoria della pace, della libertà e della giustizia”. Le donne curde si rivolgono al mondo, mentre assistono all’avanzare delle truppe di Erdogan nel loro territorio e cercano di fermarle.
Chiedono che la comunità internazionale agisca affinché venga posta fine all’ “invasione e dell’occupazione della Turchia nella Siria del nord”. Lo fanno con una lettera intitolata “A tutte le donne e ai popoli del mondo che amano la libertà”.
“Vi stiamo scrivendo nel bel mezzo della guerra nella Siria del Nord-Est, forzata dallo Stato turco nella nostra terra natale. Stiamo resistendo da tre giorni sotto i bombardamenti degli aerei da combattimento e dei carri armati turchi.
Abbiamo assistito a come le madri nei loro quartieri sono prese di mira dai bombardamenti quando escono di casa per prendere il pane per le loro famiglie. Abbiamo visto come l’esplosione di una granata Nato ha ridotto a brandelli la gamba di Sara di sette anni, e ha ucciso suo fratello Mohammed di dodici anni”.
Stiamo assistendo a come quartieri e chiese cristiane vengono bombardate e a come i nostri fratelli e sorelle cristiani, i cui antenati erano sopravvissuti al genocidio del 1915, vengono adesso uccisi dall’esercito del nuovo impero Ottomano di Erdogan. Due anni fa, abbiamo assistito allo Stato turco che ha costruito un muro di confine lungo 620 chilometri, attraverso fondi Ue e Onu, per rafforzare la divisione del nostro Paese e per impedire a molti rifugiati di raggiungere l’Europa”. E poi ancora: “Adesso stiamo assistendo alla rimozione di parti del muro da parte di carri armati, di soldati dello Stato turco e jihadisti per invadere le nostre città ed i nostri villaggi. Stiamo assistendo ad attacchi militari. Stiamo assistendo a come quartieri, villaggi, scuole, ospedali, il patrimonio culturale dei curdi, degli yazidi, degli arabi, dei siriaci, degli armeni, dei ceceni, dei circassi e dei turcomanni e di altre culture che qui vivono comunitariamente, vengono presi di mira dagli attacchi aerei e dal fuoco dell’artiglieria. Stiamo assistendo a come migliaia di famiglie sono costrette a fuggire dalle loro case per cercare rifugio senza avere un luogo sicuro dove andare. Oltre a questo, stiamo assistendo a nuovi attacchi di squadroni di assassini di Isis in città come Raqqa, che era stata liberata dal terrore del regime dello Stato Islamico due anni fa con una lotta comune della nostra gente. Ancora una volta stiamo assistendo ad attacchi congiunti dell’esercito turco e dei loro mercenari jihadisti contro Serêkani, Girêsipi e Kobane”.

Io vado, madre

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Io vado, madre.
Se non torno,
sarò fiore di questa montagna,
frammento di terra per un mondo
più grande di questo.

Io vado, madre.
Se non torno,
il corpo esploderà là dove si tortura
e lo spirito flagellerà,
come l’uragano,
tutte le porte.

Io vado… madre…
Se non torno,
la mia anima sarà parola…
per tutti i poeti.

(Abdulla Goran, poeta curdo 1904 -1962)

Capriccio d’amore

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Averti addosso senza rimorso
mentre il profumo delle rose
lambisce le lenzuola.
Follia l’amarti
anche solo per una notte
infinita di zucchero
nel caldo compiacersi.
Capriccio d’amore
inanellato ai sensi rinati
dominato dalla passione.
Da costa a costa
senza naufragare negli amplessi
ma nell’onda lunga
lasciarsi andare.
Fantastico dondolarsi
appesi non più ad un’illusione
tacito assenso in una stanza
dipinta di blu.

©Patrizia Portoghese

Dentro e Fuori

Dolori e speranze…

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Dentro e fuori

un’anima fatta di poesia

di lacrime e sorrisi,

un’avventura d’amore

per la vita.

[ Scorgo anfiteatri

e luci nella notte

sentieri d’armonie]

Dentro e fuori

merletti d’emozioni

di dolori e speranze,

un cammino tutto mio

di vita.

©Patrizia Portoghese

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L’arte di scrivere

Sui sentieri dell'anima... di Scrivere per Amore

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Come fiammelle accese nella notte
i pensieri degli scrittori si accendono
raccontano d’amore alla luce di una ispirazione.

Si affaccendano a cercare sentieri
che brulicano di pietre magiche e ombre
dove i paesaggi si avvicendano inquietanti per ore.

Scavano nella ruggine dei sogni
flettono le dita su fogli immaginari
riescono sempre a far piangere di gioia o di dolore.

Se riescono a musicare i versi
a intersecare rime e tempi coniugati
se riescono a dipingere l’anima con scioltezza
si chiamano poeti e regalano sempre la certezza.

La certezza nell’eco di una parola
che segue l’altra nella giusta direzione
senza errori fino al confine che segna l’inizio
di un nuovo capoverso rimboccato in un calice di vento.

Come fiammelle accese nella notte
nessuna differenza nell’appigliarsi alla luna
o alle stelle che divertite danzano per gli uni e per gli altri
scrittori o poeti, naviganti sui vascelli dell’arte che si fa virtù.

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