L'ultimo viaggio

L’ULTIMO VIAGGIO

Non saranno solo le foglie d’autunno
a raccontarci dell’ultimo viaggio
di un poeta volato oltre le soglie del cielo.

Un cielo striato di luce e commozione
quello bello, puro e semplice
nella descrizione di mesi in fiore.

Settembre dove ti sei addormentato
culla degli attimi che non torneranno
ma impressi nella memoria di chi ti ha amato.

Tutti i viandanti di questo percorso
muniti di parole e d’acqua ottobrina
faranno tesoro della tua testimonianza.

I poeti lasciano un segno indelebile
di quel che sono stati, sono e saranno
nell’immortale madrigale della vita
nel profumo di una nuova poesia.

Sarai, così come saremo, polvere d’argento
restituita su fogli alati al divino infinito.

(Al Poeta Raimondo Venturiello che tanto mi ha insegnato…)

Patrizia Portoghese alias Pattyrose
Tutti i diritti riservati

La tendenza più frequente della tua poesia, cara Patrizia, di innalzare il suono a livello tale da influire sul contenuto, in questa commemorazione lascia il posto alla precisione di un esprimersi oggettivo, robusto, contro la morte, lanciata a cancellare il dissolversi delle cose, rapida a proiettare una realtà spinta in basso fino all’estremo: “Non saranno solo le foglie d’autunno / a raccontarci dell’ultimo viaggio / di un poeta volato oltre le soglie del cielo” ma “un cielo striato di luce e commozione / quello bello, puro e semplice / nella descrizione di mesi in fiore”. Emerge la spinta evocativa della tua scrittura, potenziata dalla inclinazione a non localizzare – immobilizzandoli – i contenuti immaginativi sottoposti, a caricarli invece di attributi affettivi. Rassicuri chi piange la scomparsa del maestro, quando garantisci di non fallire nella certezza della sua sopravvivenza nel ricordo: a “settembre dove ti sei addormentato / culla degli attimi che non torneranno / ma impressi nella memoria di chi ti ha amato”. Infatti: “Tutti i viandanti di questo percorso/ muniti di parole e d’acqua ottobrina / faranno tesoro della tua testimonianza”.
Ma come, mi chiedo, se non c’è l’autore a renderne vive le parole? Dall’abisso dell’azzurro nel quale è ora nascosto e protetto, come nella poetica di Baudelaire forse si getterà fuori dall’ “ignoto” e ascolterà noi che parliamo con la sua voce, poiché “la Natura è un tempio dove colonne vive / lasciano a volte uscire confuse parole; l’uomo vi passa attraverso foreste di simboli che osservano con sguardi familiari”. Sono i nostri, Patrizia, poiché “i poeti lasciano un segno indelebile / di quel che sono stati, sono e saranno / nell’immortale madrigale della vita / nel profumo di una nuova poesia”. Ed ecco che, ancora nello spleen baudelairiano, “come echi lunghi che da lontano si fondono / in una tenebrosa e profonda unità / vasta quanto la notte e quanto la luce, / i profumi, i colori e i suoni si rispondono”. Dunque, concludi: “Sarai, così come saremo, polvere d’argento / restituita su fogli alati al divino infinito”.
Ma, purtroppo, il poeta che fu si trascina ora sulla corrente di un fiume, sulle cui sponde si dischiude uno spazio ampissimo, forse troppo ampio. La poesia l’ha disseminato di astri d’oro al suono di un canto misterioso, accompagnati da venti che soffiano forte da cime lontane, come a disturbarlo, con la voce roca del mare e con la paura che ognuna di noi ha dell’infinito. Ma la poetica del nostro scomparso, con potenza e coraggio, non vuole essere dimenticata: ed ecco, chissà come, i concetti tra reale e irreale incrociarsi e smentirsi a vicenda. Come se il protagonista confessasse, con le suggestioni di Baudelaire: “Là ho vissuto in calme / voluttà, nell’azzurro, circondato / dalle onde, da splendori e schiavi ignudi / che, in crisi di profumi, sventolando / le palme rinfrescava la mia fronte, / e a cui solo importava approfondire / il male chiuso dentro il mio languire”.
“Volato oltre le soglie del cielo”, nel suo ignoto ineffabile esistono però qualità sensibili, e la “descrizione di mesi in fiore”, lo spunto reale di questa immagine, rassicura definitivamente. Lo sentiamo, questa ennesima nuova rappresentazione non è frutto dell’atto di una fantasia utopistica o autarchica, ma è una nuova splendida immagine che conduce noi con voi al ricordo di una poesia, poesia essa stessa, dove risulterebbe superfluo commisurare i componimenti nutriti dal quotidiano e quelli invece che corrono solo su un binario in cui l’unica realtà esistente è la lingua dei versi. “C’è chi ti illumina con il suo ardore, / chi con il suo lutto, / o Natura, su te pone. / E ciò che dice all’uno: Sepoltura! / Dice all’altro: Splendore e vita”.

La giornalista e critico letterario Cinzia Baldazzi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Associazione Culturale 'Divagazioni D'Arte'

L'Arte è voglia di emozionare qualunque sia la forma usata per esprimerla

PRISMA , IL CORO CHE BALLA.

Il sito del Coro Prisma: realtà musicale romana che si occupa di intrattenimento musicale con canti folk e popolari.

Curvy Pride Blog

❤ Next Flash Mob Coming Soon // Follow us: #curvypride #beautyhasnosize ❤

La mia camera con vista

Un bel posto da dove guardare il mondo

La Grande Concavità

Scritti spazzatura sulla musica rock

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: