Anna Achmatova

Anna Achmatova

Anna Achmàtova è uno di quei poeti che semplicemente “avvengono”, che sbarcano nel mondo con uno stile già costruito ed una loro sensibilità unica. Arrivò attrezzata di tutto punto e non somigliò mai a nessuno.
(Premio Nobel Iosif Brodskij)

Anna Andreevna Achmatova pseudonimo di Anna Andreevna Gorenko (Bol’soj Fontan, 11 giugno 1889 – Mosca, 5 marzo 1966) è stata una poetessa russa; non amava l’appellativo di poetessa, perciò preferiva farsi definire poeta, al maschile.

La sua poesia è caratterizzata da una profonda ed intima delicatezza, soprattutto nelle sue prime raccolte. La sera e Il rosario del 1912 e 1914. le successive sono ispirate alla sua esperienza di vita, a volte cadenzate come preghiere. Anno Domini MCMXXI del 1922. A seguito della fucilazione del primo marito, Nikolaj, nel 1921, seguì una lunga pausa indotta dalla censura, che la poetessa ruppe nel 1940 con Il salice e Da sei libri, raccolte dalle quali emerge un dolore derivato dalla costante ricerca della bontà degli uomini. Il figlio Lev fu imprigionato fra il 1935 e il 1940 nel periodo delle grandi purghe staliniane.
Espulsa dall’Unione degli Scrittori Sovietici nel 1946 con l’accusa di estetismo e di disimpegno politico , riuscì tuttavia ad essere riabilitata nel 1955, pubblicando nel 1962 un’opera alla quale lavorava già dal 1942, il Poema senza eroe, un nostalgico ricordo del passato russo, rielaborato attraverso la drammaticità che la nuova visione della Storia comporta, e attraverso una trasfigurazione dello Spazio e del Tempo in una concezione di puro fine.
Sulla sua poetica ebbe molta influenza la conoscenza delle opere di Dante Alighieri, come anche testimonia il filosofo Vladimir Kantor: «Quando chiesero ad Anna Achmatova, la matriarca della poesia russa, “Lei ha letto Dante?”, con il suo tono da grande regina della poesia rispose: “Non faccio altro che leggere Dante”»

Anna Achmatova si spegne a Domodédovo, nei dintorni di Mosca, il 5 marzo1966. Dopo quasi ottant’anni di lunga vita, prima della fine di quel secolo che, ancora incompiuto, l’ha vista protagonista sofferente del tempo e della storia. Proprio perché come lei scrisse «le date del calendario non han-
no significato».
(Lucia Gorlani Gardoni)

Alcuni dei suoi versi stupendi:

Luminoso e lieto
domani sarà il mattino.
Questa vita è stupenda,
sii dunque saggio cuore.
Tu sei prostrato, batti
più sordo, più a rilento…
Sai, ho letto
che le anime sono immortali.

இܓ

Ho smesso di sorridere,
le labbra sono gelate,
ad una sola speranza
segue più di una canzone.
Senza colpa cederò il canto
al riso e alla profanazione,
ché al colmo del dolore
per l’anima è il silenzio
d’amore.

இܓ

Ah, non avevo chiuso la porta,
le candele non avevo acceso,
non sai come, stanca,
non mi risolvevo a coricarmi.

Guardare come si spengono le macchie
d’abeti nel buio del crepuscolo,
inebriandomi al suono d’una voce
che somiglia alla tua.

E sapere che tutto è perduto,
che la vita è un maledetto inferno!
Oh, io ero sicura
che saresti tornato.

Anna Achmatova

Garmash

dipinto di Michael & Inessa Garmash

Luna innamorata

Luna innamorata

Sono qui
china sui fogli
onde tra le ciglia
ad inventare il mio mare.

Sono qui
tra le conchiglie
figlie di madreperla
a raccontare dell’anima.

Nella sera
dove accendo i desideri
sei tu a contarmi le stelle.

Sono qui
nel riflesso d’oro
di una luna innamorata
che non ha voglia di dormire.

Sono qui
ad innamorarmi ancora di te, luna.

@Patrizia Portoghese alias Pattyrose
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Navigare

Navigare Pattyrose

Navigo tra le mie idee
e getto àncore tra i versi
che restino ad arginare
le delusioni ed i rancori.

Anche le tempeste
trovano proprie le difficoltà
d’infrangersi come marosi.

Inutile dibattere
sperare ed illudersi
che sul fondo della terra
trovi spazio un nuovo germoglio.

Sopravvivo tra le onde blu
in un ti amo che è fionda
di quelle emozioni avide
che mai cesseranno di navigare.

@Patrizia Portoghese alias Pattyrose
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Piccola luna spenta

Per non dimenticare la piccola Melissa Bassi…

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PICCOLA LUNA

Piccola luna spenta
tra miriadi di stelle accese a farti compagnia
mentre nel dolore si consuma la perenne agonia.

Chi placherà gli urli di tuo padre?
Chi raccoglierà le lacrime di tua madre?

Figlia di questa terra
martoriata dal disumano perchè esseri non sono
falcidiati dal demone che è insito in loro.

Piccola luna spenta
rinascerai per illuminare il futuro
per dare ancora una speranza all’Uomo
che non merita una simile sconfitta
mentre un lampo argenteo si spezza
sull’albero della vita…

@Patrizia Portoghese alias Pattyrose
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Gli aforismi di Pattyrose

GOCCIA DI PENSIERO

Goccia di pensiero

Leggera leggera
la brezza cade
pozza d’acqua
scende e sale…

Nel riverbero
d’una goccia
l’essenza
della mia vita.

E quella rosa
spogliata
beve ancora
dalla sua bocca.

@Patrizia Portoghese alias Pattyrose
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E’ morto Jorge Videla

Videla

I crimini, come le virtù, sono le ricompense a sé stessi.

(George Farquhar)

L’ex dittatore argentino Jorge Videla, condannato all’ergastolo per la sanguinosa repressione avvenuta durante i cinque anni del suo regime, è morto all’età di 87 anni.

Videla è deceduto questa mattina nel carcere di Marcos Paz di Buenos Aires, dove scontava la pena. Generale dell’esercito, leader della giunta militare responsabile del golpe che depose Isabelita Peron, guidò l’Argentina durante la dittatura tra il 1976 e il 1981. Era stato condannato fra l’altro per il “furto di neonati” nell’ambito della tragedia dei desaparecidos: in carcere stava scontando due condanne all’ergastolo e una a 50 anni per crimini contro l’umanità, per l’assassinio e la tortura di 30.000 persone, molte delle quali rimasero “scomparse”, senza che si conoscesse la loro sorte.

Molti di loro, dopo lunghi periodi di detenzione e tortura, furono buttati in mare da aerei in volo. La condanna a 50 anni era per il furto sistematico dei figli delle donne incinte arrestate, lasciate in vita fino a poco dopo il parto. Circa 500 bambini furono dati in adozione ad altre famiglie: di questi ad oggi solo poco più di 100 sono stati ritrovati dai famigliari.

Lo stesso Videla confessò la repressione e l’uccisione di 7-8mila persone.

L’ex dittatore aveva avuto un malore ieri sera e non aveva voluto cenare, ha dichiarato alla stampa militare la moglie di un militare, Cecilia Pando. E’ morto per cause naturali.

La notizia è rimbalzata rapidamente su tutte le televisioni argentine: “E’ deceduto Videla, responsabile del genocidio” è uno dei primissimi titoli della tv di Buenos Aires. “Era l’ultimo dei dittatori ancora in vita ed era stato il leader della giunta militare responsabile del golpe, il 24 marzo del 1976, contro Isabel Peron, la vedova di Juan Domingo Peron”, ricorda un quotidiano locale.

Uno dei primi commenti è stato quello del Premio Nobel per la pace argentino Adolfo Pérez Esquivel, che per anni ha denunciato gli abusi della dittatura: “Ha passato la vita a provocare danni gravissimi, ed ha marchiato la vita del Paese”, ha detto a caldo l’attivista per i diritti umani. “La sua morte elimina la presenza fisica, ma non ciò che ha fatto al Paese”.

Subito dopo la leader delle nonne di Plaza de Mayo: “Un essere spregevole ha lasciato questo mondo”, ha detto all’emittente radiofonica Continental Estela de Carlotto. “Ha rivendicato tutti i suoi delitti e non si è mai pentito dei crimini commessi”, ha ricordato.

http://www.repubblica.it/esteri/2013/05/17/news/argentina_morto_ex_dittatore_videla-59005963/

Da poco ho scritto una poesia dedicata ai desaparecidos che ripropongo

Desaparecidos

Un fiume di parole
non basterebbe
per commemorare la sparizione.

-Desaparecidos-

Tragedia consumata
all’ombra delle mura
incastonate nella cattiveria.
Uomini e donne
bambini – nati per non morire –
Strappati al destino
infinito nell’infinito
giaciglio del martirio.

Nunca más! Nunca más!

Quante le grida
straziate e non udite
quelle carni uccise!

Anfiteatri del male
dove l’uomo non è uomo
dove il carnefice
ha l’aspetto di satana.

Come ogni genocidio
nascosto
e vigliaccamente coperto.

Quelle lacrime di sangue
sulle gote delle madri
trafitte dai dolori…

Dolori di doglie
spalmati sulle mani
come sinistri giocattoli
gettati in pasto all’orrore.

-Desaparecidos-

Orme nell’oceano
dai voli della morte
affogate nello stordimento.

Adagiati in un letto di sabbia
non un rumore
non un lamento
dagli abissi il silenzio.

Nunca más! Nunca más!

Le madri coraggio
in un girotondo urlano ancora
tutto il dolore e tutta la speranza…

@Patrizia Portoghese alias Pattyrose
Tutti i diritti riservati

Desaparecidos

Quanno t’arivedo (A Nannarella)

Quanno t 'arivedo Anna Magnani

E quanno t’arivedo
‘n quer firm d’allora
me bruceno l’occhi
che manco ‘r polline ce riesce
a fà sgorgà dar core
lacrime che sanno de ggioia e de dolore.

L’occhi tua neri come la pece
azzuri come ‘r cèlo
de quâ fija che tenevi pe’ mano.

Eri e sei bella…

-Bellissima-

Come ne la scena ‘ndo piaggni
come n’acqua santiera
e pareno secoli de lucciole accese
quê pupille a forma de còre.

‘Ndo sei ita Nannarè?
A fà sognà l’angeli
come queli che voleno
drento ‘e chiese de Roma.

Sì, ce sei riuscita
li vedo lassù, se culleno
su li sorisi che je doni tu.

E quanno t’arivedo
passeggià co’ quer viso
che de le rughe se ne fà ‘n vanto
me viè da ride a penzà
a certe sfiancate d’oggi
che nun sanno fà li conti cor passato.

Facce ride! Facce piagne Nannarè!

Ancora ‘na vorta, ‘na vorta ancora
stamo qui a guardà ‘sta luna de Roma
fusse che ‘na stella se stacca
e riscenne su ‘sta tera… Ora.

Quanno t’arivedo
drento ‘ste pelicole amaranto
penzo a com’oggi ‘sto monno gira all’incontrario
credenno de ritrovà ner sogno ‘n monno
sano e ggiusto, semprice e sovrano.

E strade de ‘sta città
te piagneno pe’ l’eternità
sei ‘a sposa der ponentino, nun lo dimenticà!

Sona ‘sta musica e me pare de sentilla
‘na canzone ritornata dar passato
e me viè voja de cantalla pur’a me
mentre guardo dar barcone
‘a luna che cala sur Cuppolone.

E’ solo ‘na poesia
nun deve mette malinconia
Nannarella sta ‘n paradiso
abbraccicata a le nuvole d’argento.

Accarezzo ‘na rosa
e li petali s’addorcischeno
pe’ ‘na donna vera ch’era sentimento.
Ora sta lì che se dondola
tra la ggente beata, ‘n fonno a l’urtimo arcobbaleno.

©Patrizia Portoghese alias Pattyrose
Tutti i diritti riservati

Il tesoro di Priamo

L’amore per la storia e i suoi insegnamenti…

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Il tesoro di Priamo

Teschi riaffiorar dalla sabbia
d’iliache lame il piroettare
nella polvere sfumata
color ocra.
Poseidone dal mare
spinge il cavallo
s’una terra da conquistare.
Nel ventre di legnoso attrito
fugace sortita d’ombre.
Fuoco invade greca ellade
e tra i resti d’Ella
brillar di Priamo il tesoro.
Emozione persevera
nell’animo di colui
tanta ricchezza scovò,
toccando magici anelli
d’aurea fattura.
Leggenda o verità
congiunzione di due fiumi
tra L’Iliade e L’Eneide,
ai confini della gloria.
Sarà chiamata da tutti
la scoperta di Troia,
affondando le sue radici
nella storia.

@Patrizia Portoghese alias Pattyrose
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Dal 2000, in base alla legge 248: “tutti i testi che vengono pubblicati in internet sono automaticamente protetti dal diritto d’autore”. L’art. 6 della legge 633/41 stabilisce che ogni opera appartiene, moralmente ed economicamente, a chi l’ha creata. Pertanto e’ illegale (legge 22 aprile 1941, N° 633- legge 18 agosto 2000, N° 248) copiare, riprodurre…

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Dany Blasi Di lacrime e di sogni

La ballerina nel carillon

Un’antica poesia… Che mai dimenticherò…

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lA BALLERINA NEL CARILLON

Profumo di rosa
acqua di colonia.
Una stanza d’altri tempi
che ricordo con amor,
mobili antichi
profumo d’anice dai cassetti,
foderati dai ricordi.
Di velluto rosso rivestito,
lo vedo come fosse adesso
sta lì in bella mostra
al centro del comò.
Una statuetta accanto,
si baciano due colombi
di porcellana.
Mani curiose di bimba giocosa,
il coperchio d’ebano alzato…
Una piccolissima ballerina
di rosa vestita
fa un inchino.
Inizia la danza,
punta i piedini
gira su se stessa
– Vorticosamente –
Braccine in alto…
Che meraviglia!
Estasiata resta per un’ora
là davanti occhi dolci.
La ballerina nel carillon,
la guarda e le sorride…
Mentre una carezza lieve
scivola sui capelli
– Silente –

(Pattyrose)

Venticinquemarzoduemiladieci

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Miele di luna