+ Poesia
La LUNA dei poeti…
Sui sentieri dell'anima... di Patrizia Portoghese
Quella luna
che scavalca i confini
del cielo…
S’illumina e pervade
tutto del suo sentiero.
Incantevole sorride
solo al pensiero…
D’esser sempre presente
nel suo emisfero.
Produce un suono
invisibile al tatto.
Solo lei può sapere
dietro cosa c’è nascosto…
E’ la sua forza
ma non solo questo…
Non è una mera illusione
per lei è realtà.
Lasciatela tranquilla
ad illuminarsi d’eternità.
Lei è la donna della luna
chiara e dolce
nella sua positività.
Capace di amare
nonostante le avversità…
Sincera e leale
nella notte delle stelle
sempre tutte…
Le accenderà…
@Patrizia Portoghese alias Pattyrose
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Ventottoaprileduemiladieci
+ Poesia, Poesia dell'anima, Poesie introspettive, Poesie per riflettere, Poesie sulla speranza, Poesie sulla vita
Suono di vento

Questo suono di vento
che mi rapisce
e mi porta lontano.
Seguo i versi
di una probabile poesia
fissata nel cuore
criptata dalla mente,
in un baluginio
d’emozione furente.
Traccio segni indelebili
con una matita fluorescente
dalla punta trasparente,
respiro il suono
di questo vento, di questa vita
ora, senza più tormento.
@Patrizia Portoghese alias Pattyrose
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+ Poesia
Perde sempre chi gioca con i sentimenti…
Sui sentieri dell'anima... di Patrizia Portoghese

E’ un acrilico scolorito
quel tuo mezzo sorriso raggrinzito
caverne le rughe che ti solcano il viso.
Parvenza di una serenità
che finge e divora pane raffermo
nell’odio celato da un cattivo risentimento.
Occhi che non brillano
e pensieri che navigano incerti
dietro frustrazioni legate all’avvenuto.
Dov’è la coscienza
fra i tralicci fissati nell’impervio?
nelle pieghe di un cuore che non conosce più il sentimento.
Frasi che si snocciolano
tra le righe di lettere che fingevano
tra messaggi accorati che hanno lasciato solo pianto.
Non si gioca con l’amore
per chi ci ha creduto e ci crede ancora
il tutto lascia spazio solo ad un’infinita pena.
E’ ormai pieno il cesto del dolore
questa che canto sarà l’ultima canzone
di uno spartito vecchio e bruciato dal sole.
@Patrizia Portoghese alias Pattyrose
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+ Poesia
Sui sentieri dell'anima... di Patrizia Portoghese
Come una rosa
al riparo dal vento,
nelle tue mani forti
non c’è più pianto.
La solitudine, solo,
un ricordo lontano
riverberi nel tempo.
Gaiezza sprigiona
tra i cristalli di neve,
sciolti in un istante
dal nostro tepore.
E’il momento d’andare
oltre il confine
già vissuto, gli anni,
non esistono, per amare.
E vira il destino
s’una rotta sconosciuta,
la lanterna è accesa
guida il percorso.
Nell’oggi appena accennato
nel domani appena sorto…
Come una rosa
al riparo dal vento,
tra le tue mani…
Colme di sentimento.
@Patrizia Portoghese alias Pattyrose
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Venerdì 24 dicembre 1943
Cara Kitty,
quando viene qualcuno di fuori, col vento negli abiti e il freddo nel viso, vorrei ficcare la testa sotto le coperte per non pensare : ” Quando ci sarà di nuovo concesso di respirare un po’ d’aria fresca?” [.]
Credimi, quando sei stata rinchiusa per un anno e mezzo, ti capitano dei giorni in cui non ne puoi più.
Sarò forse ingiusta e ingrata, ma i sentimenti non si possono reprimere .
Vorrei andare in bicicletta, ballare, fischiettare, guardare il mondo, sentirmi giovane, sapere che sono libera, eppure non devo farlo notare perché, pensa un po’, se tutti e otto ci mettessimo a lagnarci e a far la faccia scontenta, dove andremo a finire ? A volte mi domando : ” Che non ci sia nessuno capace di comprendere che, ebrea o non ebrea, io sono soltanto una ragazzina con un gran bisogno di divertirmi e di stare allegra ?

+ Poesia
Passato presente e futuro, un viaggio continuo che ci riporta nel nostro Giardino. Le memorie che si congiungono con l’immantinente.Nel desiderio di abitare di nuovo una Terra Nuova, l’Eden del futuro, unico giardino possibile dove non solo i corpi, ma le anime possano rinnovarsi. ” Nel cuore un giardino/salvifica realtà/prima che Adamo e la sua Donna fuggissero/ prima che l’uomo violentasse il silenzio del mondo.
(Patrizia Portoghese)
Sui sentieri dell'anima... di Patrizia Portoghese
Enya
Muore il giorno in una notte di luce
si addormenta il sole nell’ombra della luna
impercettibili passi s’incontrano
nei brividi d’un respiro.
Si muovono le mani che arpeggiano
lungo i fianchi arcuati immersi nell’oro
e sei vita e sei spasmo nell’afflato
in quel lento scorrere pioggia di luce.
Uomo e donna dai primordi creature
senza falso compiacimento puri esseri
corpo e anima senza tempo nell’Eden.
Aggrappati ad un sogno di vita
sposi dell’aurora tralci d’universo.
@Pattyrose
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Edita nell’Antologia Adamo ed Eva
Sd Collezioni Editoriali
Carlo Betocchi è stato un poeta e scrittore italiano.
Fra i poeti ermetici è considerato una sorta di guida morale. Tuttavia, contrariamente a loro, fondava le sue poesie non su procedimenti analogici che evocano significati, ma su un linguaggio diretto, sul realismo e sulla tensione morale.
Betocchi è stato paragonato a Giovanni Pascoli, a Umberto Saba, ai crepuscolari, a Clemente Rebora; ma nel Novecento il suo percorso risulta originale, fuori dalle correnti letterarie.
Nelle sue poesie, situazioni quotidiane sono impregnate e rivestite di significati religiosi. Il titolo della sua prima raccolta Realtà vince sogno evoca un tema fondamentale della sua poesia, la realtà della vita contrapposta all’ingannevole sogno. Altro tema ricorrente è il senso di fratellanza verso tutti gli esseri viventi, nei quali il poeta sente manifestarsi la presenza divina.
L’esperienza religiosa di Betocchi non è misticismo, ma si fonda sul sentirsi felicemente parte (un po’ francescanamente) della Creazione, felicemente in attesa di una Salvezza che porti alla vittoria completa della “realtà” sul vano “sogno”.
Il linguaggio di Betocchi è semplice e si serve spesso della ripetizione di parole, come se costruisse filastrocche. La sua poesia non ha bisogno di una lingua complessa perché vuole rispecchiare semplicemente la verità delle cose.
Per esempio, nella poesia La via più popolare, la vita semplice e laboriosa degli abitanti di una strada si riflette nella semplicità della ripetizione di rime e di parole, che ritmano il testo come una preghiera:
« O benedetta, benedetta sia
la cristallina,
benedetta mattina:
benedetta la gente
che va che viene,
benedetta la mente che l’avvia,
ciascuno alla sua prova. »
Questi versi vogliono svelare significati metafisici negli elementi del paesaggio che tutti i passanti distratti vedono quotidianamente, senza attribuirvi il giusto valore: la gente è misteriosa, il campo fiorito si rinnova, ogni pietra parla; e chi intuisce di cosa parlino le cose sono solo il poeta e la via stessa, allegra e dolorosa perché raccoglie la gioia e l’amarezza di chi la percorre.
Ricorrono nel lessico di Betocchi parole del campo semantico della felicità; solo le poesie della vecchiaia insistono sul lessico del dolore. Betocchi diceva che la poesia nasce da “un’onda d’amore” per le cose, tutte unite da uno stesso destino, e aggiungeva che la sua poesia nasceva dall’allegria, anche quando parlava di dolore, un’allegria che esprime la gioia di esistere e di sentire amore fraterno verso tutto ciò che ha vita.
Il dolore dell’esistenza fu duramente provato dal poeta per la lunga malattia della compagna, Emilia de Palma, musicista. Questo tragico evento mutò profondamente la visione religiosa del poeta: questo dramma esistenziale è testimoniato dalle ultime raccolte poetiche, le più alte della carriera di Betocchi.
(Wikipedia)

Punge il freddo dentro un cappotto
sgualcito dalla paura logorato
una stella simbolo dell’aberrante
inneggia all’inciviltà dell’uomo.
Lunghe file di cenci sfatti
visi contorti dall’incredulità
e la morte passeggia accanto
la loro sorte conosce già.
D’un vento traverso che spinge
a forza condotti nella realtà
d’un mondo inerme di fronte
che solo poi scoprirà la verità.
Vite umane spezzate dalla crudeltà
che monito resteranno per l’umanità
nella memoria partecipata si offre
d’un semplice gesto la sacralità.
@Patrizia Portoghese alias Pattyrose
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Ed è il ventidue
una volta numero magico
che sapeva di sabbia e calore
misto ai baci respirati nel sole.
Ora è una data
dove il livore bagna
quel tuo viso intriso di saccenza
e saccheggia il poco affetto rimasto.
Te lo dissi
la vita è la stessa per tutti
e il peso dei dolori non ha prezzo
nei giardini del passato vivremo sempre in due.
Il Ventidue d’inverno
la tramontana non lo porta via
e trascina un treno morto sui binari
ma ci sarà forse un tempo, molto lontano
dove due anime si rincorreranno in un sorriso.
Non si rimuovono i ricordi
anche i più intollerabili hanno insegnato
perché le crepe sono diverse nei margini del limite.
Non ci sono costi da sostenere, solo ammende da pagare
lì dove il falso viene ripetuto e la verità negata
e non trattengo un’impalpabile rabbia coperta dalla mia forza.
Il mio incedere è verso il sole d’inverno, le nubi sono lontane, non sento la tua voce.
@Patrizia Portoghese alias Pattyrose
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Sui sentieri dell'anima... di Patrizia Portoghese

(“Young Woman Drawing” (1801)- oil on canvas -Metropolitan Museum of Art, NYC
by Marie-Denise Villers (1774 – 1821)
Confessioni di una dispensatrice d’emozioni
Perché siamo su questa terra, cosa ci facciamo in questo mondo. Quanti si saranno posti queste domande almeno una volta durante la vita. Io? Non so quante, ma tante, tante volte. Per ognuna una risposta più o meno esauriente, intrecciata ai momenti di condivisione con le esperienze più forti ed emotive del momento.
Credo che ogni essere umano nasca e venga al mondo con una missione, anche la più piccola. Già ‘esserci ‘lo è. Vivere poi, saltando da un momento di gioia ad uno di dolore, dalla consapevolezza del reale al raggiungimento del sogno più bello.
Io sono stata fortunata, ho potuto abbracciare fino ad ora quasi tutte le sfumature della vita, intesa nel significato pieno del termine. Dal nascere gioiosamente, dal bianco candido di un vestito…
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astrusi voli
nei cieli d’oriente
ciliegi in fiore
(Pattyrose)
+ Poesia
Sui sentieri dell'anima... di Patrizia Portoghese
Se fosse semplice
accarezzerei quello spicchio di luna,
terrei nel palmo della mano
un fiore di loto.
Assaporandone il profumo
tra un’emozione e un palpito.
Se fosse semplice
fuggirei a cavallo d’un sogno,
dalla criniera di cristallo.
Riflessa nel cielo
ad illuminare perenne
questo mondo.
Se fosse semplice
scriverei con una stella,
versi nella volta celeste.
Accomiatando le delusioni,
spargendo stille di luci
per confortare le sofferenze.
Se fosse semplice
se non fosse un sogno
ma solo un’onirica rappresentazione
allora si preferirei
forse viaggiare sull’unicorno.
Flebile il canto
a curare tutte le illusioni
tra le ali spumeggianti
nessuna solitudine.
Tormenti svaniscono
soli si riaccendono
tra ghiacci inamovibili
lastricati pensieri
per un sogno.
Naturalmente mio.
@Pattyrose
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