Rotaie ferme davanti un cancello
nero di fuligine amaro risveglio
oltrepassa l’inimmaginabile,
l’inferno tra scheletri vivi
macabro passeggio di essere umani.

Sbuffa il treno dal carico pietoso
valigie rotte sorrisi di pietra
in fila verso stanze gasate.
Non un filo di pietà congiunge
uomini ad altri uomini.

Donne ad altre donne,
bambini dagli occhi generosi
non consapevoli di fronte al giorno.
Un silenzio che strazia,
una lacrima non vista.

Trascina penosa storia l’imbarbarimento
tra filo spinato e orrenda sorte
l’uomo abbietto ha messo mano nella piaga
e nel dolore il suono si fonde lento.
Perdura negli anni la domanda sacrosanta
quanto male ancora dovrà arrivare,
se non si guarda indietro non si può
si deve acquisire il discernimento
foss’anche tra il bene e il male.

Il cancello è ancora lì per ricordare
un treno fermo ed i fantasmi del passato
ancora arsi nei forni fumanti
l’odore acre penetra nella pelle
solo ricordi di una realtà tangibile
tra le foto sbiadite dal tempo.

@Patrizia Portoghese alias Pattyrose
Tutti i diritti riservati

Inedita diciottogennaioduemilaundici

‘Il cancello (Arbeit macht frei)’ è stata selezionata e pubblicata nell’antologia” LA BIBLIOTECA D’ORO – POESIE 2011″ pubblicata da Unibook.com

cancello

11 Comments on “Il cancello (Arbeit macht frei)

  1. non ho parole per commentare l’ entensità di queste parole, che fanno tanto male ricordare…ma non dobbiamo dimenticare questa atrocità, ho solo lacrime che rigano il mio volto…un abbraccio Patty

  2. Grazie Patty, Questa è la mia risposta! 🙂

    Al di là del filo spinato

    Lamiere contorte son le coste
    che m’avvolgono il cuore.
    E il cuore stesso è polverizzato
    dalla vergogna e dal dolore.

    Sento odore di morte sui miei vestiti,
    nelle mie mani, nei miei sogni.
    Sono un essere umano.
    Sarò polvere, gas, sapone, fumo,
    al di là del filo spinato.

    Le mie mani saranno sporche
    di terra, di fango, di stenti.

    Saranno mani senz’acqua
    ma resteranno mani
    non lordate di sangue.

    Copyright©2011 Grazia Longo- inedita
    Tutti i diritti riservati – All rights riserved

  3. Un orrore che non deve essere dimenticato, che deve far capire tutto il male che è stato fatto e che le tue parole così toccanti fanno riemergere in tutta la sua crudeltà. Un cancello che è stato la porta dell’inferno per moltissime persone, con una scritta ingannevole che era l’entrata in un luogo dove di libero non c’era proprio nulla.
    Grazie per la segnalazione Patty e per la poesia che hai lasciato nel mio blog.
    Un abbraccio, Pat

  4. Non potrò mai dimenticare quei numeri tatuati sul braccio del mio “papà 2°”, armeno di nazionalità siriana, internato a Dakau…
    Non potrò mai dimenticare i suoi racconti e gli occhi colmi di terrore e di lacrime ogni volta che iniziava a parlare, mentre la voce gli si affievoliva e si trasformava in un singulto colmo di disperazione…
    Non potrò mai perdonare… né voglio dimenticare, perché se non continueremo noi, a tramandare il ricordo, tra poco tutto sarà sepolto dalla polvere dell’oblio…

    • Cara Marina, il tuo commento onora tutte le vittime dell’Olocausto. Finchè ci sarà l’inchiostro dell’anima a raccontare e ricordare nulla sarà mai sepolto. Grazie infinite per la tua testimonianza, ti abbraccio con stima e affetto.

  5. Tangibile il dolore in questi versi dalla grande profondità che si esplica nel vivere la sofferenza universale….che fa parte dell’uomo primordiale,uomo che ingoia,pratica l’orrore su altri uomini!

  6. Cara Patti come in un fil chiamalo come vuoi Dacao, Aushwitz od naltro ma la musica è sempre la stessa..A 70 anni è ancora vivo l’orrore, ma tanti altri se ne sono accesi durante questo lunghissimo periodo di tempo, dal fanatismo religioso alle stragi politiche e non sotto l’eufemismo di terrosismo quanti misfatti e ancora oggi che ci stanno distruggendo per una non politica ma per l’imposizione volute da Lobby di potere che schiacciano il debole e non si muove un alito di vento…La poesia è bellissima come sempre, sei eccellente lo conosci il mio pensiero in proposito. E’ bene non dimenticare, si potrebbe svegliare un altro pazzo criminale…Complimenti

  7. Amaro ricordo di quanto può la belva umana quando l’istinto primordiale della violenza prende il sopravvento su sentimenti di rispetto, amore, solidale convivenza tra le diverse razze.Bisogna ricordare ed agire per una palingenesi dell’umanità perchè questo non si ripeta..mai più….
    Versi veramente toccanti.

  8. Lavorare rende libero.. che paradosso questa frase, chi sa cosa pensavano i primi che sono arrivati li a leggere questa frase, senza sapere cosa accade loro li dentro.. un capitolo oscuro della nostra storia .. Comunque la frase Arbeit macht frei – Lavorare rende libero nei nostri tempi sembra un schiaffo nella faccia, alla faccia della disocupazione.. e poi di quale liberta parliamo..

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