
Quando narrativa e poesia nascono dal cuore, nasce così l’amicizia tra Patrizia Portoghese e Anna Maria Funari, legate dalla scrittura e dalla voglia di accomunare questi due stili così diversi ma così simili nell’intenzione di trasmettere emozioni.
Di nuovo ‘Ensemble’ – “Fuoco Che Danza – Pi’ta Naku Owaci” e “Eclisse di cuore” si incontrano a Forte Sangallo, Nettuno (RM), per regalare un nuovo batticuore.
Sabato 20 ottobre ore 17.00 – Forte Sangallo – Nettuno (Rm)
+ Poesia
Auguri a tutti i nonni e un abbraccio al mio angelo che da lassù mi protegge… Tvb…
Sui sentieri dell'anima... di Patrizia Portoghese
Attraverso i vetri bagnati
Vedo gocce cadere
Una sull’altra
ritmicamente uguali
Tutte in fila
Un fulmine poi un altro
Il bagliore è accecante
Nella mente riaffiorano
Come gocce di memoria
Le avventure di bambina
Nel bel mezzo del temporale
Corre la macchina del nonno
Verso la fattoria
Tanto amata
I tuoni fan paura
Mi stringo a te
Con tutta la forza
Una carezza
Come petalo di rosa
Rischiara il mio sorriso.
Questa è la giornata più bella
La giornata delle gocce di memoria.
A mio nonno
@Pattyrose
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Undicigennaioduemiladieci

Foglie mischiate al tempo
tra le ombre dell’inverno
tra i colori dell’autunno.
Germina il senso del bene
impigliato a un tralcio
che di me s’innamora, ora.
In un cammino d’uva rubino
tra sentieri di more succose
a riprendersi nel vento.
E’ una chioma ondulata
che s’arrampica sulle note
tra i colori dell’autunno
lungo le tue braccia…
E par non volersi staccare
da queste piovose giornate
fatte per crepitare i cuori
in un angolo di rosso fuoco.
@Patrizia Portoghese alias Pattyrose
Tutti i diritti riservati

Scrivere poesia è un dono, ti scorre nelle vene, giace nel cuore. Un giorno ti accorgi che in essa si specchia la tua anima… E non ti lascia più.
(Pattyrose)

oro colato
di bronzo infinito
cuore d’autunno
Patrizia Portoghese alias Pattyrose
Tutti i diritti riservati
+ Poesia
Sui sentieri dell'anima... di Patrizia Portoghese

Ho pianto i tuoi dolori
senza ritrovare più i tuoi sorrisi
ma solo schiaffi nel vento colmi d’ira.
Ho cercato tra i miei
soffrendo la mancanza di un bacio
e tra le ferite della mia anima ho patito.
Eppure ho continuato
ad amare un amore già perso
ma non sapevo cosa volesse dire, non ti amo.
Ora ho appeso un fiore
che conta cento petali di rosa
agli angoli delle strade che s’aprono davanti.
Sfoglio un libro, una pagina, una strofa
versi che grondano vita, una vita da non dimenticare
un affetto nuovo da scoprire e finalmente piangere d’amore.
Patrizia Portoghese alias Pattyrose
Tutti i diritti riservati

Ogni respiro è un attimo di vita e la vita è preziosa ogni istante.
(Pattyrose)
+ Poesia
6 ottobre 2012-Presentazione alle Giubbe Rosse Firenze ore 17-Vi aspetto —<<–<((ç)
Sui sentieri dell'anima... di Patrizia Portoghese
L’orologio degli dei-G.Allevi
Ti darei tutta l’anima che ho
per capire cosa c’è nella tua
per viverti ed amarti come sei.
Parlami dei tuoi sogni più veri
quelli nascosti dietro la luna
tesoro della notte che scorre.
Imprigionati nel sapore di noi
nella forza del nostro amore
avventura di vita senza fine.
Ti Darei tutta l’anima che ho
per vedere lo scorrere degli anni
intinti nel non limite dell’ora.
Solo una canzone senza rime, mai
solo noi, sintonia di un attimo eterno.
@Patrizia Portoghese alias Pattyrose
Tutti i diritti riservati
Prossimamente edita nella silloge “Eclisse di cuore”

Pace dove sei?
Forse tra i sorrisi
di quei bambini martoriati
da bombe intelligenti,
tra le rotaie di treni arrugginiti.
Tra le braccia di soldati
che amano la guerra?
No, Pace sei!
Come quel silenzio
che dall’alto di una vetta
o dal profondo del mare
urla senza sosta.
Abbassate gli sguardi
uomini che non avete più tempo,
gettate le armi che non valgono
e portano distruggimento.
Pace, pace…
Una parola che vale un tesoro
la vita del mondo, inestimabile regalo.
@Patrizia Portoghese alias Pattyrose
Tutti i diritti riservati

Memorie senza confini
a raccogliere attimi
al buio senza abbaini
ricordi di te ultimi,
nella pelle scavata
il rumore del dolore
l’impotenza arrivata
a cambiarne il colore.
Bianche ciglia appese
alle pareti azzurre
invocano vane attese
a verdi prati condurre,
la fragilità d’essere
consumata dalla vita
come acqua d’un bicchiere
che scivola tra le dita.
@Patrizia Portoghese alias Pattyrose
Tutti i diritti riservati

Premio Nobel della Letteratura nel 1975.
La vita di Eugenio Montale è la vita di un uomo schivo, distaccato e disilluso verso se stesso e la propria stessa esistenza: scrivendo «sempre da povero diavolo e non da uomo di lettere professionale», diviene uno dei massimi rappresentanti della poesia e della cultura contemporanea.
Nasce a Genova il 12 ottobre del 1896. Trascorre l’infanzia e l’adolescenza tra Genova e Monterosso, luoghi e paesaggi divenuti poi essenziali per la sua poesia. Di salute malferma, compie studi irregolari, nutrendo una forte passione, oltre che per la letteratura e la poesia, anche per il canto. Nel 1917 viene chiamato alle armi come ufficiale di fanteria.
Dopo la guerra stringe rapporti sia con gli scrittori che a Genova frequentano il Caffè Diana in Galleria Mazzini (in particolar modo con Camillo Sbarbaro) sia con il gruppo torinese di Piero Gobetti, che negli anni venti cerca di attuare una resistenza culturale al fascismo, in opposizione al futurismo e al dannunzianesimo. Nel 1925 pubblica, proprio per le edizioni di Gobetti, il suo primo libro di poesie, Ossi di seppia, e firma il manifesto antifascista di Croce.
Sempre nel ’25 esce sulla rivista milanese «L’esame» l’articolo Omaggio a Italo Svevo, con cui contribuisce in modo determinante alla scoperta dello scrittore triestino, di cui negli anni successivi diviene amico. Nel ’26 conosce inoltre Saba e il poeta americano Ezra Pound, e d’allora indirizza una viva attenzione alla letteratura anglosassone. Nel 1927 raggiunge l’indipendenza economica dalla famiglia ottenendo un impiego a Firenze presso la casa editrice Bemporad; e conosce Drusilla Tanzi, moglie del critico d’arte Matteo Marangoni, che più tardi diverrà sua compagna, ma che sposerà solo nel 1962.
Nel ’29 è nominato direttore del Gabinetto scientifico-letterario Vieusseux, dal quale incarico nel ‘38 verrà esonerato, avendo sempre rifiutato di iscriversi al partito fascista. In quegli anni Montale è uno dei principali animatori della vita intellettuale fiorentina: frequenta il noto caffè degli ermetici Le Giubbe Rosse, fa amicizia con i maggiori scrittori italiani del tempo (Vittorini, Gadda) e inoltre allarga sempre più i sui interessi alla cultura europea.
Negli anni bui della guerra e dell’occupazione tedesca vive attraverso collaborazioni a riviste e soprattutto grazie ad una varia attività di traduttore. Nel ’39 pubblica la sua seconda raccolta di poesie, Le occasioni. Dopo una breve poesia introduttiva, Il balcone, la raccolta si divide in quattro parti: la prima e l’ultima presentano poesie di carattere diverso; la seconda, invece, s’intitola Mottetti e contiene venti brevi componimenti che intendono riprodurre la forma musicale del “mottetto”, sorta nel XIII secolo; la terza, infine, contiene tre pezzi dal comune titolo di Tempo di Bellosguardo. Nel ’43, a Lugano esce Finisterre, un volumetto di liriche scritte tra il ’40 e il ’42, esportato clandestinamente in Svizzera. Finita la guerra, si iscrive al partito d’azione, riceve un incarico culturale dal Comitato Nazionale di Liberazione e fonda, con Bonsanti e Loira, il quindicinale «Il Mondo». La sua esperienza politica è tuttavia assai breve: le sue aspirazioni ad un’Italia liberale ed europea, estranea a chiusure nazionali e provinciali, vengono fortemente deluse dallo scontro creatosi nel dopoguerra tra il nuovo clericalismo e la sinistra filostalinista.
All’inizio del ’48 la sua vita, fino ad allora così normale, comincia a mutare. Si trasferisce infatti a Milano, dove lavora come giornalista e critico letterario al «Corriere della Sera» e al «Corriere d’Informazione». Pubblica sia una nutrita serie di interventi di attualità culturale e politica che tendono a sostenere una cultura borghese critica e razionale, sia recensioni musicali (raccolte nel 1981 nel volume Prime alla scala), reportages di viaggio in diversi paesi del mondo (raccolti nel 1969 nel volume Fuori di casa) e numerosi brevi racconti, la maggior parte dei quali costituiranno il volume Farfalla di Dinard (1958).
Nel ’56 esce la sua terza raccolta di poesie, per lo più risalenti agli anni della guerra e dell’immediato dopoguerra, La bufera e altro. Negli anni Cinquanta e Sessanta viene considerato il più grande poeta italiano vivente, modello di cultura laica e liberale, tanto che riceverà diversi riconoscimenti culminanti nel 1967 nella nomina a senatore a vita, e nel 1975 nel premio Nobel per la letteratura.
Nel 1966 pubblica le riflessioni di Auto da fé, e nel 1973 il volumetto Trentadue variazioni. Dopo un periodo di completo silenzio poetico esce nel 1971 Satura, e nel 1973 Diario del ’71 e del ’72, nel 1977 Quaderno di quattro anni; ed infine nel 1980, caso unico per un autore contemporaneo vivente, viene pubblicata l’edizione critica della sua intera Opera in versi. Trascorre gran parte della vecchiaia nell’appartamento milanese in via Bigli 15. Muore a Milano il 12 settembre 1981.
HO SCESO DANDOTI IL BRACCIO…
Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.
Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
non già perché con quattr’occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue.
MERIGGIARE PALLIDO E ASSORTO
Meriggiare pallido e assorto
presso un rovente muro d’orto,
ascoltare tra i pruni e gli sterpi
schiocchi di merli, frusci di serpi.
Nelle crepe del suolo o su la veccia
spiar le file di rosse formiche
ch’ora si rompono ed ora s’intrecciano
a sommo di minuscole biche.
Osservare tra frondi il palpitare
lontano di scaglie di mare
mentre si levano tremuli scricchi
di cicale dai calvi picchi.
E andando nel sole che abbaglia
sentire con triste meraviglia
com’è tutta la vita e il suo travaglio
in questo seguitare una muraglia
che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.
XENIA 1
Avevamo studiato per l’aldilà
un fischio, un segno di riconoscimento.
Mi provo a modularlo nella speranza
che tutti siamo già morti senza saperlo.
Non ho mai capito se io fossi
il tuo cane fedele e incimurrito
o tu lo fossi per me.
Per gli altri no, eri un insetto miope
smarrito nel blabla
dell’alta società. Erano ingenui
quei furbi e non sapevano
di essere loro il tuo zimbello:
di esser visti anche al buio e smascherati
da un tuo senso infallibile, dal tuo
radar di pipistrello.


(Gianni Strino-La lettera)
I poeti non muoiono mai, anche solo una goccia d’inchiostro li ha legati all’eternità.
(Pattyrose)


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