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brinadibaci

Di te sento ancora
nel respiro gocce di miele
scivolare nell’alveo ambra.

Tra i capelli brina di luna
ad accendere occhi come stelle
nello sfiorare di noi il ricordo.

Baci inventati che mai
riempiranno il vuoto
mentre si accorcia il tempo
ed è quasi primavera.

@Pattyrose
Tutti i diritti riservati

Ventunomarzoduemilaundici

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GIORNATA MONDIALE DELLA POESIA-21 MARZO 2013

Primavera

Canto di primavera

Tra le rocce sgorga
fresca e dolce acqua
seguendo il corso
d’un ruscello.

Tra arbusti in fiore
s’innesta
e par d’udire
il suo canto
come di Primavera.

E un delicato profumo
di rosse fragole
s’espande per l’aria.

(Pattyrose)

“La poesia è poesia quando in se porta un segreto”, diceva Giuseppe Ungaretti. Non è però un segreto che oggi si festeggia la Giornata mondiale della poesia; un’iniziativa dell’Unesco che è cominciata nel 1999 e ha come obiettivo promuovere questo genere letterario visto il suo valore nella promozione del dialogo e della comprensione interculturali, della diversità linguistica e culturale e della pace.Il potere della poesia è quello di oltrepassare le frontiere. Molte opere e valori che hanno l’impronta poetica riescono a toccare la sensibilità umana altrove, diventando universali. Consapevole di questa potenzialità, l’Unesco ha deciso di festeggiare la poesia lo stesso giorno dell’equinozio di primavera.

(Rossana Miranda)

Sono nata il 21 a primavera

Sono nata il ventuno a primavera
ma non sapevo che nascere folle,
aprire le zolle
potesse scatenar tempesta.
Così Proserpina lieve
vede piovere sulle erbe,
sui grossi frumenti gentili
e piange sempre la sera.
Forse è la sua preghiera.

(da “Vuoto d’amore” ALDA MERINI)

PIETRO MENNEA

pIETRO mENNEA

Grazie ♥

Ho vinto tanto da atleta, ma non si può vivere di ricordi. Ogni giorno bisogna reinventarsi, avere progetti ed ambizioni. Perciò, quotidianamente ho tante idee e sogni che voglio realizzare.

(Pietro Mennea)

Così lo voglio ricordare, con questo insegnamento che ci lascia, insieme alle sue imprese, al suo essere Uomo.

(Pattyrose)

Misericordia

Misericordia

Intrappolati in questo mondo
guscio di guerre e non amore
invochiamo misericordia…

Non raccoglie baci, chiusi
in una conchiglia di preghiera.
Aiutaci a comprendere al di là
di ogni sopportazione, aperta
come una corolla di dolore.

Perchè la pietà e la compassione
siano più forti di fiammiferi
consumati dalla non ragione.

Dall’inamovibilità del bene
costruito sulla pelle dell’uomo
senza vedere tra un fiore e l’altro
qual’è la differenza…

Facciamo che sia di nuovo Alleanza
nel termine magnifico degli albori
dove tutto è giorno e notte, insieme.

E’ una richiesta di Misericordia
appesa a un drappo bianco, semplice
che ci allontana dall’umana miseria.

@Patrizia Portoghese alias Pattyrose
Tutti i diritti riservati

Oggi 20 marzo è la prima giornata internazionale della felicità, stabilita dall’Assemblea generale dell’Onu con una risoluzione votata all’unanimità dai 193 stati membri.

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felicita

“La felicità è solo la conseguenza d’un sereno equilibrio dell’anima”

Patrizia Portoghese alias Pattyrose
Tutti i diritti riservati

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Un augurio a tutti i papà del mondo, compreso il mio.

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Papà

Un bimbo impara presto
papa’ papa’
correndo incontro
due mani forti ti tengono in alto
i sorrisi si abbracciano
si uniscono così
per la vita
Nulla
cambiera’
gli anni scorrono
e quel papa’
sempre li’
pronto per quel bimbo
ora giovane
pronto per quel giovane
ora uomo
…ora donna…
Nulla
cambia questa unione
incomprensioni diversita’
Un papa’ ama e basta
corre e soccorre
senza chiedere
senza domandarsi
Non ci sono limitatezze
giustificabili
papa’…
Sono qui ad aspettare
forse per sempre…

(Pattyrose)

Auguri a tutti i papà, proprio a tutti, anche a quelli che pur essendolo non ci son stati, a quelli che non hanno compreso che l’amore paterno va oltre…

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MOTTO E STEMMA DI PAPA FRANCESCO

Stemma Papa Francesco

MOTTO E STEMMA DI PAPA FRANCESCO

18 marzo 2013

Il Papa ha deciso di confermare il motto, “Miserando atque eligendo”, e nei tratti essenziali anche lo stemma che aveva come arcivescovo, caratterizzato da una lineare semplicità.

… Lo scudo blu è sormontato dai simboli della dignità pontificia, uguali a quelli voluti dal predecessore Benedetto XVI (mitra collocata tra chiavi decussate d’oro e d’argento, rilegate da un cordone rosso). In alto, campeggia l’emblema dell’ordine di provenienza del Papa, la Compagnia di Gesù: un sole raggiante e fiammeggiante caricato dalle lettere, in rosso, IHS, monogramma di Cristo. La lettera H è sormontata da una croce; in punta, i tre chiodi in nero.

In basso, si trovano la stella e il fiore di nardo. La stella, secondo l’antica tradizione araldica, simboleggia la Vergine Maria, madre di Cristo e della Chiesa; mentre il fiore di nardo indica San Giuseppe, patrono della Chiesa universale. Nella tradizione iconografica ispanica, infatti, San Giuseppe è raffigurato con un ramo di nardo in mano. Ponendo nel suo scudo tali immagini, il Papa ha inteso esprimere la propria particolare devozione verso la Vergine Santissima e San Giuseppe.

Il motto di Papa Francesco, “Miserando atque eligendo”, è tratto dalle omelie di San Beda il Venerabile, sacerdote (Om. 21; CCL 122, 149-151), il quale, commentando l’episodio evangelico della vocazione di San Matteo, scrive: “Vidit ergo lesus publicanum et quia miserando atque eligendo vidit, ait illi Sequere me” (Vide Gesù un pubblicano e siccome lo guardò con sentimento di amore e lo scelse, gli disse: Seguimi).

Questa omelia è un omaggio alla misericordia divina ed è riprodotta nella Liturgia delle Ore della festa di San Matteo. Essa riveste un significato particolare nella vita e nell’itinerario spirituale del Papa. Infatti, nella festa di San Matteo dell’anno 1953, il giovane Jorge Bergoglio sperimentò, all’età di 17 anni, in un modo del tutto particolare, la presenza amorosa di Dio nella sua vita. In seguito ad una confessione, si sentì toccare il cuore ed avvertì la discesa della misericordia di Dio, che con sguardo di tenero amore, lo chiamava alla vita religiosa, sull’esempio di Sant’Ignazio di Loyola.

Una volta eletto vescovo, mons. Bergoglio, in ricordo di tale avvenimento che segnò gli inizi della sua totale consacrazione a Dio nella Sua Chiesa, decise di scegliere, come motto e programma di vita, l’espressione di San Beda “Miserando atque eligendo”, che ha inteso riprodurre anche nel proprio stemma pontificio.

Radio Vaticana

Papa Francesco

LIBERA SCELTA (Racconto di Nadia De Stefano 3^ class. nei racconti ‘Memorial Miriam Sermoneta’)

Nadia De Stefano

In questo racconto l’autrice affronta un tema impegnativo, quello inerente ai disturbi alimentari.

Comincia a nevicare.
Adoro guardare i fiocchi cadere sulle cose.
Osservo la città da questa finestra dell’undicesimo piano, le persone in strada sembrano piccole formiche indaffarate, si muovono in modo strano sotto la neve, quasi indispettite.
Io invece, vorrei essere per strada e fare come mia abitudine in questa stagione, alzare la testa al cielo e farmi poggiare la neve sul viso, sentirla sciogliersi al contatto caldo e assaporare il suo non sapore.
La mia stanza è al buio ma, se solo aprissi la porta che dà sul corridoio, entrerebbe la luce fredda dei neon della corsia, sentirei le voci delle infermiere di turno e quell’odore che hanno tutti gli ospedali: un misto di pulito e disinfettante.
Preferisco stare al buio e guardare la neve posarsi sulla città.
Ero scappata da lei qualche anno fa’ e per pura ironia i miei genitori hanno deciso di farmi curare proprio qui.
Qui c’è il “Dottore” che conosce i misteri che si celano dietro il mio disturbo alimentare.
Qui nessuno chiama le cose con il nome che hanno, probabilmente anch’io ho già cambiato nome.
Meglio guardare la neve.
Adesso le strade sono rivestite da una sottile patina bianca e i lampioni riflettono la loro luce amplificando l’effetto Inverno.
Tra pochi giorni sarà il mio compleanno, mi dicono che sono pochi i miei anni.
Già!
Sono sempre troppo giovane: giovane per l’amore, giovane per il lavoro, giovane per capire, troppo giovane per morire.
A questo mi dicono vado incontro se non smetto di vomitare. Lo so!
Sono giovane ma non stupida.
Il grande Dottore, che dovrebbe curarmi, è un pomposo signore di mezza età, che probabilmente non conosce nulla del mondo che vivo, si muove per l’ospedale come fosse il padrone e tratta come caccole le infermiere.
Il grande dottore che mi dà dei farmaci per curare l’anoressia. Io i farmaci non li prendo … la maggior parte finisce nel water.
Sono sedativi, antidepressivi, schifezze simili che non farebbero che rincoglionirmi e poi mi fa.
la paternale ogni volta che viene in stanza.
Se fossi sua figlia, mi ucciderei più velocemente di come sto facendo.
E poi c’è la psicologa.
Donna!
La tattica è comprensibile, chi meglio di una donna può entrare nella mente di un’altra donna?
Stronzate!
Si siede nella sedia vicino al mio letto, mi chiede se ho mangiato e poi comincia a spararmi domande alle quali io, sinceramente, rispondo sempre con bugie.
E’ già la quarta che vedo e sembra che abbiano frequentato tutte la stessa facoltà: stesse domande
senza senso, stessa posa quando si siedono, stessi vestiti di fattura pessima e poi la voce … studiata, calcolata, perfetta.
Insopportabile!
Oggi ha perso la pazienza con me, dopo la mia ennesima bugia come risposta, si è alzata indispettita e mi ha detto che non poteva continuare a farsi prendere in giro così.
In quel momento l’ho amata!
Ormai ci sono più di cinque centimetri di neve e le macchine camminano piano per non sbandare.
Domani sarà una giornata di visita per i miei, sempre che riescano a mettersi d’accordo sugli orari.
“… sai tra il lavoro, gli appuntamenti le serate al club”…
Troppo impegnati!
Allora statevene in casa!
Non ho bisogno di voi, sono anni ormai che non vi chiedo più nulla e se non fosse stato per quell’impicciona della mia vicina di casa, probabilmente, vi avrei rivisto al mio funerale.
Invece è andato tutto storto e adesso sono inchiodata qui in quest’ospedale, in questa città che non amo.
Sono le tre del mattino ed è appena arrivata un’ambulanza, probabilmente ci sarà un altro ospite qui a breve, sento le infermiere in corridoio agitarsi.
Entrano nella mia stanza e preparano il letto accanto al mio, almeno stanotte accadrà qualcosa di diverso.
Arrivano con la lettiga, sopra c’è una ragazza che avrà circa la mia età, e dai discorsi che sento, anche lei avrà avuto una vicina troppo zelante.
Ha due flebo attaccate alle braccia sottili … molto più delle mie.
I capelli neri e lunghi gli coprono il volto, è pallida e non dà segni di vita, ma respira, altrimenti non sarebbe qui, ma qualche piano più sotto, a temperature più basse.
Gli attaccano il monitor per le pulsazioni, il suo cuore da tenere sotto controllo.
Il mio aveva lo stesso suono quando sono arrivata.
Resto a guardarla per un po’ e mi viene da chiedermi quale potrebbe essere la sua storia.
Mi addormento e quando mi sveglio lei, è girata verso di me e mi guarda con gli occhi di chi, per la prima volta, si vede riflessa allo specchio.
Mi chiamo Giorgia le dico e lei “Simona”, mi sorride.
La sua prima domanda è: Quanto pesi?
Trentasei chili le rispondo e tu?
Trentatré e quattrocento.
Sorride ancora, ma c’è dell’amaro che esce.
Arriva la psicologa, per fortuna non è per me, mi giro dall’altra parte e faccio finta di nulla.
Conosco le domande e so già che anche Simona non darà le risposte che lei vorrebbe.
Così è!
Quando lei va via, prendo su il mio campionario di flebo e mi siedo sul bordo del suo letto, mi racconta la sua storia.
Ventiquattro anni, famiglia benestante, divorzio dei suoi, nuova famiglia per il padre, nuovo compagno per la madre … sola!
OPS … stesso copione!
Ha cominciato così solo per farsi notare e la cosa gli è sfuggita di mano, poi la mano ha trovato la bocca e le dita han trovato la gola.
Vomita anche l’acqua ormai, questo è il suo terzo ricovero quest’anno.
Risultato?
Non le importa più, non c’è gioia per lei qui, me lo dice consapevolmente rassegnata, non gli interessa di vivere o morire.
“La morte, dice, non può essere peggiore di questa merda di vita!”.
I miei arrivano insieme, probabilmente i loro orari per una volta hanno coinciso.
Per lo meno stavolta hanno avuto la delicatezza di venire da soli, senza compagni al seguito.
Non sopporto i loro volti preoccupati, non sopporto più neppure le loro voci.
Li lascio parlare, rispondo a monosillabi, più per educazione che altro, guardo Simona che ridacchia in silenzio.
Mi hanno portato dei cioccolatini. Che carini! Mi sale la nausea. Per fortuna decidono di non stancarmi e dopo tredici minuti e quarantacinque secondi sono già fuori dalla stanza.
La neve si è sciolta, è bastato un po’ di sole a rovinare l’effetto inverno. Che peccato!
Il monitor di Simona fa dei suoni strani, mi avvicino ha le convulsioni.
I medici arrivano subito e mettono un separé, non vedo cosa succede, ma sento il suo cuore.
No!
Non lo sento più!
Trentaquattro minuti. Questo è il tempo in cui i medici hanno tentato di rianimarla.
Simona non c’è più.
Guardo il letto, il lenzuolo tirato sul viso e il suo corpo occupa uno spazio minuscolo.
Sarà così anche per me.
Ci sono ferite che il tempo non rimargina, ci sono parole che non si riescono a dimenticare, ma c’è un mondo là fuori, anche senza neve, che mi sta urlando di andare, di cercare, di scoprire, di amare.
Guardo i cioccolatini … almeno in questo ci hanno azzeccato!
Ne prendo uno e lo metto in bocca, mi sembra di non aver mai mangiato nulla di più buono in tutta la mia vita …. Simona … io voglio vivere!

Nadia De Stefano

Biografia

Nadia De Stefano nasce nel 1968 a Reggio Calabria dove ha vissuto fino al diploma di Maturità Artistica. Oggi vive e lavora come impiegata in Piemonte. Madre di due bambine, scrive poesie fin da piccola ma solo da poco ha esternato questa passione pubblicando due antologie e un e-book.

Curriculum
3^ class Concorso Memorial Miriam Sermoneta 1^ Ed. 2013 nella sezione racconti.
1^ class Premio Scrivere 2010 poesia
9^ class Premio Marguerite Yourcenar 2010/ poesia
3^ class Premio Rolando Editore 2010/ narrativa
Vincitrice del concorso Nuovi Echi con pubblicazione e-book Delirio di parole/ poesie
6^ class Premio Il club dei poeti 2011/ narrativa
8^class Premio La montagna Vallespluga 2011/ narrativa
3^ class Premio Panta Rei 2011/ narrativa
7^ class Premio Le quattro porte 201l/ narrativa
2^ class Premio Scrivere 2011/ poesia
5^ class Premio L’arcobaleno della vita 2011/ poesia
3^ class premio La Rocca Borromea 2012 /poesia
1^ class Premio La Tavolozza Meozzi 2012/ poesia
6^ class Premio Parole e poesia 2012/ poesia
3^ class Premio Idea donna Lui e Lei 2012/ poesia
Premio Partenope Rolando editore 2012/ narrativa
Svariate Menzioni e pubblicazioni in antologie

Le più belle frasi di Pattyrose

Le più belle frasi di Pattyrose

Leonid Afremov
(Leonid Afremov)

Quando un uomo ti cede il passo, ti cinge le spalle, sempre, come segno di protezione, ti sfiora le labbra con le dita prima di baciarti… Si accende inconsapevole la luce dell’amore ♥

(Pattyrose)

In una croce di ferro

Papa Francesco

Con emozione, come tutti Voi, ho seguito l’evento di ieri sera. Un nuovo Papa, Francesco. E’ l’inizio di un nuovo cammino, ne sono convinta. Quella Croce di ferro, così l’hanno chiamata. L’arrivare da lontano… L’Argentina. E questo paese evoca in me, un’emozione ancor più forte. Lì è nato mio Figlio, lì sono stata ventidue anni fa, lì ho coronato il mio sogno di diventare madre. Lì ho pianto vere lacrime di gioia. Alcuni di voi sanno che sono una madre adottiva… Ieri sera ho rivissuto il mio calvario per diventare madre, la voglia di raggiungere il traguardo in ogni dove. Ma l’ogni dove lo portiamo nel cuore, nell’anima. E lo sguardo del nuovo Pontefice mi ha trafitta di speranza, ancora una volta. Il suo cammino sarà arduo, troppe cose dovrà risolvere. Confido nei suoi occhi pieni di bontà.

Brividi ed emozioni
vestiti di bianco
in una Croce di ferro
portata sul cuore.
E’ pesante il fardello
da portare con devozione
sugli altari consumati
di una Chiesa in divenire.
Vento di cambiamento
nella direzione giusta
dove Francesco camminerà
a piedi scalzi, con umiltà.
Sereno in volto
insieme alla Cristianità
complice e servo dell’umanità.
Occhi che penetrano dolci
occhi di altri uomini
occhi di altre donne
gli occhi dei bambini…
Questo mondo immiserito
veglierai, Francesco di nome
nella ricchezza della povertà.
Lucida constatazione
di una tenerezza custodita
in quelle mani alzate
in quel capo abbassato
prostrato alla dignità della gente.
“Pregate per me, prima che io preghi per voi”

@Patrizia Portoghese alias Pattyrose
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