Sulla Poesia di Carmine Valendino


Sul primo rosa

“Sulla Poesia” dalla silloge ‘Sul primo rosa’

Sappiamo che le parole sono segni codificati dall’uso e collegate a significati riconoscibili e convenzionali, ma sappiamo anche quanto oggigiorno la parola e la comunicazione siano logore e inflazionate, con forte rischio di afasia della comunicazione stessa in toto. Ebbene, la poesia riesce a dire ancora qualcosa a qualcuno, a molti. La poesia è infatti un ambito comunicativo in cui è ancora possibile dire qualcosa che non sia asfittico e in cui è ancora possibile lo sperimentare – in maniera innovativa, personale e originale – la parola e il linguaggio.
Ogni lettura di poesia è un’occasione per arricchire la nostra riflessione sulla poesia stessa, per acquisire una sempre più approfondita e consapevole comprensione di questo nostro prezioso modo di esprimerci, così fortemente radicato nella nostra humanitas. Ricollegare la poesia, cioè la poiesis all’humanitas, vuol dire etimologicamente unire la creatività all’uomo, nel suo vivere sulla terra, per esercitare capacità di giudizio.
La poesia, quindi, nasce dalle cose dell’uomo, dalle sue esperienze, dalle sue emozioni, dai suoi sentimenti e se non ci fosse tutto ciò, non ci sarebbe neppure niente da dire. La poesia ha bisogno della vita nel suo irrequieto pulsare, nel suo manifestarsi in gioia e sofferenza, in ricerca, dubbio e ansia. Ed allora è proprio nell’incontro delle cose e degli eventi con le parole che nasce la poesia: le cose stesse vengono incontro al poeta che trova le parole per giudicarle per sé e per gli altri, per fare esperienza, attraverso se stesso, dell’uomo in generale.
Tra le tante forme di esperienze comunicative senz’altro spicca quella poetica per intensità, perché la poesia è scrutare dentro se stessi in modo profondo, autentico e onesto. La poesia permette, a chi scrive, di guardarsi dentro con attenzione e di porgere, a chi legge, questa parte recondita di sé. Ma lo stesso vale per chi legge poesia: in essa, attraverso le parole del poeta, il lettore si s-vela a se stesso, ri-scoprendo e ri-conoscendo aspetti della propria sensibilità prima celati, o comunque tenuti in sordina.
Non so se la poesia possa migliorare o salvare il mondo, ma so per certo che con la sua bellezza contribuisce notevolmente a renderlo meno arido di come altrimenti sarebbe se non ci fosse. Come amo spesso dire, la poesia è liberazione dell’anima, è terapia, è sguardo in sé e fuori da sé, e attraverso questo esprimere-porgere, attraverso le parole, la poesia diviene dono che si porge a chi vi sia accosta per leggere un’anima, una assoluta sensibilità.
Parlando di poesia, naturalmente non si può fare a meno di parlare del poeta. Chi è il poeta? A mio modesto parere, il poeta non è un demiurgo, né un possente e straordinario essere superiore, né infine una sorta di alieno… Il poeta è uomo, uomo tra gli uomini, perciò dotato di fragilità, esperienze, emozioni e sensibilità, che lo fanno riflettere approfonditamente sull’essere uomo, uomo tra gli uomini. Anche il poeta, come tutti, si porta il suo retaggio di eventi che lo hanno formato nel tempo.
Poeta, perciò, è chi si guarda dentro e intorno, si s-porge, si dona, in un tacito patto di condivisione, al lettore, perché chi legge, “sente” in sé e ritrova quelle proprie emozioni riprodotte attraverso le parola. Il poeta è chi cerca di dare, attraverso la scrittura, un senso alle proprie emozioni, alle proprie riflessioni, ai propri sentimenti e fa tutto questo senza riserve, senza falsi pudori, mettendo “a nudo” la propria anima, anche a correre il rischio di esporsi con la propria umana fragilità.
Perché trattenere ciò che si ha dentro e che ha urgenza e bisogno di essere espresso? A volte ciò che si scrive nasce dall’amaro segno dello scacco e della sconfitta che la vita ci riserva (come si può leggere nella prima sezione di questo libro); altre volte è la manifestazione di rinascite e rinnovamenti, di riconquistate gioie e speranze (come si può leggere nella seconda sezione, che si apre con il testo che dà il titolo all’intera silloge). La poesia infine serve a comprendersi meglio nei propri valori e nei propri ideali e non è mai un mero esercizio formale o l’applicazione di tecnicismi poetici. La poesia ha bisogno di restare, per stile, contenuti, forma e tecnica, assolutamente in fieri.

Carmine Valendino

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