Sami Modiani – Storia di un sopravvissuto


Sami Modiano

Sami Modiano, un ebreo deportato da Rodi nel luglio del ’44, insieme all’intera comunità di 2500 ebrei. Un viaggio, in realtà, iniziato ancor prima di quella data, quando a soli 8 anni, nel mezzo della terza elementare, fu convocato alla cattedra dal maestro che, a voce bassa e sguardo atterrato, comunica che <> dalla scuola e che la spiegazione gliela avrebbe data il padre…Per Sami, bambino ebreo di 8 anni, la scuola finì allora, alla terza elementare neanche compiuta.

Arriva poi il luglio dei suoi tredici anni e con tutta la comunità viene deportato dall’isola in battelli per il trasporto bestiame: 500 persone a battello, con lo spazio appena per stare seduti ed escrementi di animali dappertutto. Un odore pestilenziale in uno spazio ristretto e infuocato. Una settimana ci vorrà, ammassati sui battelli, per arrivare in Grecia. Da lì, poi, 3 settimane di viaggio verso la Polonia, al caldo di un agosto torrido, con 5 secchi di acqua in un vagone con 90 persone stipate dentro…3 settimane…3 settimane lunghissime, con una sola pausa a settimana, per gettare fuori i cadaveri e riempire i 5 secchi di acqua.

Poi l’arrivo a Birkenau, la separazione uomini/donne, Sami che riesce a rimanere col padre Giacobbe, ma che vede sua sorella Lucia, di appena 3 anni più grande, essere strappata dalle mani di un padre dilaniato dal dolore…Davanti a lui, racconta, un ufficiale tedesco, il cui nome non vuole nominare: muovendo l’indice a destra e sinistra, dopo una fugace occhiata al prigioniero, decide se quella persona è abile al lavoro o se deve “andare di là”, in quel “là” che Sami scoprirà più tardi essere le camere a gas…
Dei 2500 prigionieri deportati, fecero salvi 350 uomini e 250 donne: 1800-1850 prigionieri, in maggior parte bambini, furono immediatamente gassati…Amici di giochi, compagni, figli di amici, parenti, vicini di casa….tutti nelle camere a gas. Con un semplice movimento del dito.

Lui e il padre vengono collocati al Lager A, ma in baracche separate; Lucia al lager B. <> ha raccontato Sami <>. Poi…il marchio del numero: <>.

Prosegue il racconto, raccontando le enormi sofferenze, il freddo, l’umidità, i piedi gonfi, un solo pigiama addosso a -15 °C e lui, il giovane Sami, che ogni sera va alla baracca del papà, per parlare un po’ con lui. Fin quando gli dice che vuole rivedere sua sorella e il padre, silente, non lo trattiene. Sami andrà quindi a passeggiare più volte lungo il filo spinato che divideva il Lager A dal Lager B, nella speranza di rivedere Lucia. Al 4° giorno, un incrocio di sguardi, un qualcosa che scorre sotto pelle: allora ecco che mette a fuoco meglio, ma non crede, non ci crede..non può essere…uno scheletro di donna, con la testa rasata e un pigiama a righe alza un braccio in segno di saluto: Lucia, la sua Lucia che <> ora era uno scheletro vivente.
Sami si commuove…le mani tremano durante il racconto…Ricorda che andò dal padre a raccontare che Lucia era viva, ma che era sofferente. <>
Per 3, 4 giorni Sami incontra Lucia, ma poi una sera non si presentò più. La sua Lucia…

Passarono alcuni giorni ed una sera Giacobbe disse al figlio: <>. La voce di Sami si fa rotta e stentata. <> <> <>.

Arriva il gennaio del ’45. Intanto Sami pensa sempre più spesso a suicidarsi contro il filo spinato, ci proverà più volte, ma un qualcosa che lui non sa definire lo ha sempre trattenuto dall’allungare la mano.
I russi erano vicini e i tedeschi decidono di spostare i deportati di Birkenau ad Auschwitz: 3 km, sotto la neve, al freddo, in grave stato di deperimento. La marcia della morte.
Sami era uno scheletro, uno scheletro di 14 anni e mezzo. A stento fa 2 km, poi si accascia, mettendo il volto a terra e i palmi delle mani sulla nuca <>
Qui il racconto si fa ancora più intenso e la voce tremante.
<>.

Sami racconta con fiato spezzato, incredulo, attonito e tante volte ripete <>. Racconta che per anni queste domande lo hanno tormentato, fin quando non ha cominciato a girare per le scuole, a raccontare la sua storia, fin quando non ha capito che la risposta al PERCHE’ poteva essere : “PERCHE’ TU SAMI DOVEVI RACCONTARE”.

(Web)

Sami Modiano

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