Un giorno funesto (L’Aquila 6 aprile 2009)


terremoto

Mamma, papà, oggi è una giornata stupenda. Ho appena finito di studiare, ora vado per una passeggiata con le amiche. Il centro di L’Aquila è semplicemente ricco di bellezze, scorci di antichità, chiese, palazzi e piccole vie. Non immaginavo di potermi trovare così bene qui, la città è viva, piena di studenti e gli Aquilani, gente accogliente.
Sono le 17.00, ho ripreso a studiare, domani ho un esame. Sono preparata, ma l’agitazione prende il sopravvento, sapete come sono!
E quanto avrei voluto essere lì con voi a festeggiare la Pasqua, ma lo studio, lo studio… E’ importante per me, voglio diventare medico, il mio sogno, la mia vita, quella di aiutare gli altri.
Non riesco a prendere sonno stasera, un tremolio, piccoli strani rumori. Anche le mie amiche sono sveglie, ci guardiamo attonite. Una scossa di terremoto? Passerà, è stata leggera. Vado in bagno, mi guardo nello specchio e penso alla mia giovane età, al mio futuro. Un rumore più forte, come un trapano squarcia la notte. Buio, buio… Corro, senza vedere, corro a perdifiato. Non trovo le mie amiche, buio, ancora buio. Mi accorgo di non avere più un braccio, non sento dolore… Un lamento quello lo sento, giunge da sotto una parete, ma non riesco a rispondere…Non riesco a vedere chi sia lì sotto. Sono stanca, tanto stanca.
Mamma, papà, dove siete. Mi rivedo bambina, in una casa di campagna, tra grida festose. Un vento leggero scompiglia i capelli, mentre il nonno mi corre incontro e mi solleva in alto, in alto…
Non riesco più a muovere nulla, è ancora buio e gli occhi sembrano addormentarsi, anche il lamento di prima, tace.
Non ho mai avuto paura del buio , neanche da piccola. Ora è diverso, questo buio attanaglia, come le macerie che ho addosso.
Ricordi mamma, quando c’era il temporale? Prendevo il fratellino e lo mettevo nel letto con me, per proteggerlo, lui si che aveva paura. La mattina ci trovavi insieme e si rideva e ci abbracciavi, così fiera di questa piccola donna.
Ora ho paura, paura di non farcela… Qui sotto è tutto diverso, non è una coperta. Sono mattoni, travi. Non riesco
a muovermi, ma ora si la vedo una Luce, la vedo luminosissima, mamma, papà… Vi voglio bene.

@Patrizia Portoghese alias Pattyrose
Tutti i diritti riservati

In memoria di tutte le vittime del terremoto del 9 aprile 2009.
A tutti gli abitanti della città di L’Aquila.
In particolare alla mia amica poetessa Violeta Cojocaru che abita in questa città e che divulga la poesia come messaggio di speranza e solidarietà.

SENTIERO DI L’AQUILA

Spighe di grano
spuntano dalle macerie
e chiedono sangue.

Le voci, i silenzi
corrono lungo i muri feriti
dalle urla della terra.

Scendono nelle tenebre
le anime in cerca di vita.
Portano pesi
di sogni mai vissuti;
vagano tra polveri di stelle;
si nutrono
nel canto degli angeli.

Sono una fenice
risorgo dalle mie ceneri
o dalle mie macerie.
Porto fiori
sulle rocce del male
e… Aspetto
che sorga il sole
sull’alba di questo tramonto.

Primula nata in mezzo alle tende
sulla Terra di nessuno,
accompagna
il timido sorriso dei bambini,
si nutre di sogni
e beve lacrime,
cresce nella città del pianto.

VIOLETA COJOCARU
viola.mariana@virgilio.it

3 Comments on “Un giorno funesto (L’Aquila 6 aprile 2009)

  1. Un giorno indimenticabile per i danni irreparabili provocati ai luoghi e alle persone e l’immenso dolore che ne è conseguito…nella successiva rinascita speranze di nuovo benessere per una
    città martoriata dal terremoto….
    Grazie Patrizia e Violeta

  2. Tocca e scava nell’Anima, il ricordo
    Ma lacera il cuore di rabbia; perché la Natura non è tanto malvagia…
    Ma l’uomo sì.
    Ti lascio una Buona Pasqua
    Gina

    Ps
    Versi colmi di tenero dolore

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